Al critico!


AL CRITICO, AL CRITICO!

Pierino gridò “al lupo al lupo” per molti giorni. La gente ebbe paura all’inizio, poi si abituò alle sue menzogne e, quando il lupo arrivò davvero, tutti rimasero chiusi in casa a sollevare le spalle, e il lupo si mangiò Pierino. Per le compagnie teatrali anche il critico ha le orecchie lunghe e i denti aguzzi, come il lupo della fiaba, ma c’è da chiedersi se, al pari di quell’altro, faccia poi davvero tanta paura.

E’ usuale dire che i critici sono attori, scrittori, ballerini mancati. Forse è così ed è opinione di molti che la rabbia derivante dalla loro incompetenza artistica del fare venga a poco a poco sostituita da una geniale abilità nel vedere, compagna di un senso costante di inappagamento e fonte inestinguibile di sdegno e desiderio di vendetta. E come un innamorato respinto, il critico fa sua la frase di rito “Se non posso averla io, nessuno mai potrà averla”: non la donna ma la fama.

Anche se io credo non sia tutto così facile. Gli aspetti della questione sono molti, e così le specie di critici.

Una è quella del critico bravo, davvero bravo, onesto, sincero, con anni e anni di esperienza che stronca se c’è da stroncare ed elogia se c’è da elogiare. Questa specie è in via di estinzione insieme ai panda e alle brave massaie.

Poi c’è la specie del critico arrabbiato, quella di cui già si diceva, che avrebbe voluto vincere l’UBU con un Mercuzio sublime, rose in camerino e aspiranti colleghe svenevoli ai suoi piedi, e invece si deve accontentare delle pagine di cultura dei giornali. Questo critico ama essere odiato, si sente onnipotente, e nel suo delirio immagina frotte di attori che gli porgono tanti complimenti affinché sia con essi pietoso e magnanimo.

Un sottogenere è quello del critico affiliato, quello cioè che costruisce recensioni in base alle rese economiche, alle amicizie e al tornaconto. Se l’amico ha prodotto una regia orribile, dirà che “non è male, ma manca di mordente”; oppure si rifarà su altri aspetti dello spettacolo, obiettando che le luci erano scarse e gli attori un po’ fiacchi.

L’ultima famiglia è quella del critico sfigato, quello cioè che nessuno conosce se non gli amici e i parenti, che magari di primo lavoro fa il docente alle superiori e quasi per hobby scrive recensioni su di un sito che frequentano in 17, ammalati inclusi. Questo è il più terribile, magari neppure troppo esperto, che inventa, scribacchia, dice cose ignobili, ma almeno fa poco danno perché gli onori della carta stampata e dell’internet molto frequentato non gli spettano.

C’è da chiedersi però se ne valga poi la pena. Oggi giorno il pubblico non è amante delle critiche, perché spesso non le capisce, scritte come sono in linguaggio critichese involuto e irraggiungibile; legge piuttosto le recensioni e poi va a teatro e la critica se la fa da solo. In fin dei conti spettacoli inappuntabili vengono dilaniati, e altri di dubbio gusto o decisamente inguardabili vengono innalzati all’Olimpo dell’elogio. Per questo non sono neppure così convinta che alla fine il lupo mangi davvero Pierino...

Gustavo MIller