| Perché
Quando il mare è in tempesta chi naviga perde la costa, e sovente anche sé stesso: scompaiono le stelle, la nave è inflitta di rimbalzi e scossoni, mentre pensieri di terrore sconfortano, e il buio fa paura, sino a impazzire. Ma, a volte, da lontano s’intravede la luce di un faro, che, con mite dignità, indica una rotta verso la salvezza. Un faro piccolo, affatto pretenzioso, ma saldo e ben visibile con la sua forma snella e dorata.
“Il piccolo faro” è quel piccolo faro, dentro la burrasca artistica che affligge oggi il nostro Paese: gli artisti navigano a vista, spesso annegando tra i flutti gonfi delle false promesse, del commercio, della disillusione. Tuttavia, pur nel sospetto del naufragio, nelle tasche ancora stringono quei semi con cui, un giorno, s’incamminarono speranzosi per una strada lastricata di futuro radioso, benché nascosto - scopriranno - oltre frequenti salite.
L’arte ora è in bilico fra la sopravvivenza e il naufragio; e neppure chi guarda da lontano, lo spettatore, può stringersi a quella certezza che vantava l’osservatore antico, di cui Lucrezio racconta: «Bello, quando sul mare si scontrano i venti e la cupa vastità delle acque si turba, guardare da terra il naufragio lontano: non ti rallegra lo spettacolo dell'altrui rovina, ma la distanza da una simile sorte». Tutto è liquido, mutevole, spiazzante. Nessuno è più al sicuro. E pochi oggi riescono ad affermare: “sì, io sperimento, provo, invento, metto in atto”. Perché non c’è denaro, non c’è politica, non c’è passione; né soprattutto appoggio umano a far crescere l’umano.
I Benandanti interpretano il piccolo faro.
Cosa
Setacciare a Torino i migliori attori giovani e disoccupati (quindi molti), con progetti personali in cui credono, che pazientemente covano, migliorandoli, continuamente, per vederli un giorno finalmente compiuti; progetti non faraonici, senza troppa scenografia, né giochi di prestigio al contorno, o specchietti per le allodole sull’arlecchino; ma con forti idee, recitazioni di prestigio.
Creare una sorta di incubatore, un baratto artistico, attraverso una valuta che non presuppone monete: ciascuno partecipa ai progetti di altri e gli altri s'impegnano nel suo. Ognuno ci si dedicherà volentieri, acceso dalla realizzazione della propria idea; e, motivato, saprà dar il meglio anche nelle idee altrui. Si condivideranno reciproci musicisti, scenografi, costumisti, o qualunque altro mestiere necessario alla messa in scena.
I Benandanti si occuperanno di organizzare e di fornire gli spazi (gestiti a turni in un calendario collettivo). Drammaturgia, regia, idee, scrittura, recitazione fluiranno. Talento, disperazione e rivalsa. Alta fame artistica, stimoli, ambizioni vertiginose.
Quando
Un appuntamento al mese, da febbraio a maggio, per trespettacoli., sempre in collaborazione con la compagnia. Tre piccoli spettacoli promossi dalla Compagnia dei Benandanti e aperti alle idee dei suoi membri e di chi abbia un sogno teatrale (e non solo) nel cassetto, per cui ogni artista potrà proporre, migliorarsi, imparare, mantenendo la direzione e la responsabilità del proprio progetto. La compagnia vuole creare piccoli esperimenti di collaborazione artistica fra scrittori-drammaturghi, attori, registi, musicisti, scenografi ecc. in cui si parta da cinque idee di alcuni artisti condivise con la compagnia, secondo i suoi principi artistici e le sue finalità, per sviluppare spettacoli via via diversi per forma e strumenti, ma con l’unica volontà di soddisfare, divertire, costruire bellezza.
IL CALENDARIO
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16 FEBBRAIO 2012
Fiori stonati
dissertazioni e stonature per Robert Johnson
Progetto di Giuseppe Nitti
Con Giuseppe Nitti
Emanuele Francesconi (al pianoforte) Giovanni Abbona (al clarinetto)
Fiori Stonati- un'idea non convenzionale, un modo divergente, la diversità vista non come fallimento, ma come possibilità. Non tutti i fiori sono intonati, al contrario: è fiore anche ciò che stride, che stona.
Tra tutte le stonature, una delle più affascinanti è senz'altro quella portata da Robert Johnson, re del blues.
La vita di Robert Johnson, a cui dedichiamo questa serata, è, in questo senso, ricca di suggestioni, di mistero: il re del blues era un pessimo musicista, ed è sbocciato, come il più profumato dei fiori del giardino.
Ha aperto le porte di nuove stanze musicali, ha regalato nuove possibilità, e ha reso "blues" la sua breve, vibrante esistenza. In lui, musica e vita si intrecciano, entrano una nell'altra, a mostrare come il "blues" non è un genere musicale, ma un punto di vista sulle cose, un principio vitale, da cui deriva un linguaggio, un'espressività, un immaginario che si espande a 360 gradi.
Assistiamo a una magia: un'anima diversa che si rivela per ciò che è, che porta uno spirito nuovo, uno spirito che emette una luce inquietante. Nessuno dubita del suo incontro col Diavolo, che, a suo dire, gli avrebbe "accordato" lo strumento. Nessuno nega che la vita e la musica di Robert Johnson, siano pervase da un demone, e lui ce lo racconta, di ritorno dal suo oscuro viaggio.
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16 MARZO 2012
Sherazade
Da un’idea di Elena Aimone
Con Elena Aimone (voce) e Lucio Villani (al contrabbasso)
L'arabesco è la gioia del movimento e non la certezza del teorema. Non la mia o la tua storia, ma un'unica storia con tante strade e apparentemente senza un senso.
La strada che percorriamo, le domande aperte e quello che accade qui e ora. Non prima, non dopo, ma adesso.
Da un' idea molto semplice, un tentativo di spettacolo molto particolare. Vorremmo raccontare, al pubblico, le Mille e una notte. Vorremmo suonare dal vivo, accompagnando chi parla al buio della sala.
Vorremmo proiettare immagini tratte dalle grandi versioni illustrate di quest'opera, perché dalla platea si possano visualizzare parti della storia ed essere accompagnati in tanti viaggi possibili e lontani.
Dalle tante versioni, viste, sentite, lette noi partiamo. Daremo una nostra interpretazione delle Mille e una notte che, come diceva Borges, contengono una magia... magia che, se siamo in grado di percepirla, è intorno a tutti noi. Continui segnali che siamo o non siamo in grado di interpretare.
Questo è la modernità del testo per noi. Questo il senso. La verità?
Noi scegliamo continuamente la strada che porterà forse alla verità. Storie che non hanno una fine o che nella fine contengono un nuovo inizio. E così si rimanda la morte per il piacere della vita in quell'istante. Non è forse la nostra storia?
Noi, Elena Aimone e Lucio Villani, ripartiamo dall' idea di raccontare semplicemente una storia. Senza scenografia, con costumi netti, segni precisi e una musica che si fonde con la parola e col corpo. Tutto nascerà li, tra noi e il pubblico.
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17 MAGGIO 2012
Death and the city
Di Claudia Cravero (testo) ed Emanuele Cavaglià (musiche)
Con Ivana Cravero ed Emanuele Cavaglià
IL NUOVO IRRIVERENTE SPETTACOLO DELLA
COMPAGNIA TEATRALE I BENANDANTI
Death and the city è uno spettacolo nuovo, insolito, divertente e irriverente, che parla della morte per parlare di molte altre cose. La morte infatti è la protagonista assoluta, ma stranamente non compare mai: parlano di lei le sue quattro “dipendenti”, impiegate un po’ surreali di un’agenzia funebre dai risvolti grotteschi. Sul palco sono presenti un’attrice, ad interpretare i quattro frizzanti personaggi, e un musicista, le cui canzoni non fungono solo da stacchetto o da sottofondo, ma sono parte integrante dello spettacolo: le parole, dette o cantate, riveleranno che dietro alla scorza divertente di Death and the city si nasconde una riflessione forte e senza mezzi toni sulla condizione lavorativa dei giovani di oggi, in cui la morte è diventata prima di tutto una morte “sociale”, di ideali e certezze. Uno spettacolo dunque che fa ridere e che fa anche un po’ pensare, con un piccolo immancabile colpo di scena finale…
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