DEATH AND THE CITY

Il nuovo irriverente spettacolo della compagnia Arriva lo spettacolo più inatteso, in cui si parla con ironia della morte e della società moderna, senza riserve, senza paure...

PROGETTO EXPERIOR

Il piccolo faro Al teatro Espace di Torino tre piccoli spettacoli di giovani attori e artisti in collaborazione con i Benandanti, novità 2012 Per info sul progetto clicca qui.

 

MEMORIE DAL CONVENTO

Il nuovo spettacolo laboratorio scuola Per far rivivere la storia della Carmagnola manzoniana con gli studenti dei licei 11, 12, 20 maggio 2012 Auditorium Roccati di Carmagnola

 

 

 

 

FANTASMI QUOTIDIANI



dal programma di sala:

Il troppo dissimile causa timore; ma il simile può essere un pretesto, invece, per scorgervi qualcosa che ci riguarda, come in uno specchio, più o meno deformato. I fantasmi sono questa deformazione: prossimi agli uomini ma da loro diversi, quel tanto che basta per accendere dubbi; o perché aiutino a parlar di noi stessi parlando d’altri, ma più sinceramente, con meno pudore e senz’alcun rischio. Così, nello spettacolo, in due atti unici introdotti e amalgamati da una liaison in versi, questi fantasmi si muovono tra il reale e l’irreale, tra la polvere e la vita: sono fantasmi veri e vibranti, intrappolati nelle bende della morte, in una favola senza tempo (“Il regno e il fiore” - Primo atto unico), dove re e regine, sacerdotesse e guerrieri, stimolano a un viaggio nella parola, fin dentro al mito; ma sono anche i fantasmi della coscienza, che opprimono l’uomo moderno ponendolo davanti alle grandi domande dell’esistenza (“Usanze” - Secondo atto unico), attraverso un vortice di contraddizioni in bocca a un “quasi” suicida.

Forse non custodisce lo specchio tutte le immagini del mondo? forse non è tutte le immagini senz’esserne mai nessuna? Immaginate che su ogni teatro s’affacci l’universo, e che ciascuno possa, attraverso la scena, fissarlo negli occhi; e specchiandosi dentro le storie riesca a riconoscere anche l’umanità che ne fa parte. Il troppo dissimile causa timore; ma il simile può essere un pretesto, invece, per scorgervi qualcosa che ci riguarda, come in uno specchio, più o meno deformato. I fantasmi sono questa deformazione: prossimi agli uomini ma da loro diversi, quel tanto che basta per accendere dubbi; o perché aiutino a parlar di noi stessi parlando d’altri, ma più sinceramente, con meno pudore e senz’alcun rischio. Immaginate un luogo dove ciascuno è uguale all’altro, dove nessuna finzione è necessaria per un’adeguata esistenza. Dicono tra loro: “E soltanto qui siamo tutti uguali, re o cortigiana, sacerdotessa o soldato. La morte pialla ciascuno al suo vicino; e tra fantasmi non ci sono gerarchie.” Oppure immaginate che una stirpe incontri un’altra stirpe, e che sia facilmente presa nella rete delle convenzioni e d’una diffusa pigrizia. Ci confidano: “Non si spaventa solo vagando per i corridoi, con le catene indosso, o facendo cigolare porte, o alitando dentro le ragnatele nelle penombre. Basta molto meno.” E intanto che voi immaginate, le immagini cambiano, e i gesti trascorrono sopra il palco. La prosa e i versi raccontano le storie, facendone con le parole una dolcissima culla; e i dialoghi
passano, ora veloci ora più lenti; ora l’azione sale ora il pensiero incalza; nel presente o fuori dal tempo. Il teatro è questo specchio; guardate altri, dunque, per vedere voi stessi.

Marco Pozzi