| BACCANTI
Clicca sulle singole sezioni per ulteriori informazioni.
E con l'Accademia delle Belle Arti di Torino (scenografia)
Note di regia
Scegliere un classico di fama mondiale significa confrontarsi con una lunghissima serie di messinscene precedenti, che hanno affrontato il testo da ogni possibile punto di vista e con tagli diversi, potendo leggere e vedere come i personaggi hanno già preso vita nei vari contesti storici e sociali. Questo comporta la presa di coscienza di una responsabilità su ciò che si vuole dire oggi attraverso il testo.
* * * La scenografia: novità di sinergie artistiche
Giulia Bossone Rosania
di Alessandro De Caro Il rapporto tra il teatro musicale e la tragedia classica non è mai stato facile, ma ha assunto varie forme a seconda del periodo storico e della poetica adottata da specifici registi e compositori. La natura della tragedia antica si presta, d'altra parte, ad una collaborazione stretta tra regia e composizione musicale, non fosse altro che per l'eventuale presenza di elementi scenici corali o danzanti. A fronte del fatto che le basi storiografiche riguardanti la tragedia greca sono sempre state molto lacunose, le scelte stilistiche adottate riflettono inevitabilmente la visione di un mondo "mitologico" rispetto al quale si adottano comportamenti anche opposti, dalla messa in scena "filologica" a casi di totale reinvenzione persino del testo euripideo. Lo spazio temporale che ci separa dagli antichi è tale che, spesso, si ha l'impressione di conservarne un debole riflesso; la distanza dal "modello" è incentivata anche da precisi aspetti formali, tra cui la preferenza per il racconto orale anziché per l'azione scenica e la presenza, spesso elusa nelle interpretazioni moderne, del coro. Agli aspetti drammaturgici si aggiungono, naturalmente, le problematiche musicali. Come si dovrebbe mettere in musica una tragedia come le Baccanti? Quanto si dovrebbe tenere conto della musica greca antica? E' possibile una visione d'insieme, che tenga conto sia della tradizione, magari rielaborata con nuovi strumenti, sia del mondo moderno? In ambito musicale non sono mancati tentativi interessanti e originali di avvicinamento alla tragedia greca. Per esempio è il caso di un compositore come Egon Wellesz (1885-1974), con il suo Die Bakchantinnen, un lavoro scritto in collaborazione con Hoffmansthal, uno scrittore molto attento al mondo antico. L'idea di Wellesz, come spiega il musicologo Roberto Russi nel suo saggio Le voci di Dioniso. Il dionisismo novecentesco e le trasposizioni musicali delle Baccanti (EDT), era di affrontare il problema di una classicità, non soltanto teatrale, che sembrava aver abbandonato il gusto del pubblico, in un contesto sociale difficile come quello europeo tra anni Venti e Trenta. Essendo un profondo conoscitore di mitologia greca e dell'opera barocca, Wellesz era sensibile a ciò che, con Wagner, diventerà una commistione di voci, coro, danza e orchestra intimamente protesa a restituire un senso alla tragedia, giocando sulla componente "eroica" e anche religiosa dell'atto teatrale: "Il mito non è utilizzato come se fosse lontano, inattingibile" scrive Russi "Wellesz cerca di attualizzare, attraverso la musica, il retaggio umano del passato riversandolo in quello dei nostri giorni. L'azione dell'opera e le sue figure devono essere disegnate in linee il più possibile semplici. Il tempo dello svolgimento drammatico è un qui-e-ora, lo stesso della tragedia antica (...) Wellesz risacralizza il mito, quello di Dioniso in particolare, e persegue l'identificazione di mito ed etica; in Die Bakchantinnen non c'è nessuno sconfinamento nell'erotico e neanche nell'ambiguo (come invece nell'atto unico di Schnitzler Das Bacchusfest, del 1914), ma la promessa di un nuovo mondo, di una nuova umanità". L'aspetto curioso è che, nello stile di Wellesz, confluiscono sia l'espressionismo dell'epoca (Berg, Schoenberg) che il classicismo inteso come fuga da ogni eccesso spettacolare, puntando sul carattere rituale della tragedia e, quindi su costanti riferimenti alla musica greca; a ciò si aggiunge un uso accorto e suggestivo del coro, concepito come un gruppo di singole voci, ciascuna con la sua personalità, che possono interagire con la scena dandole rilevanza plastica e sonora. Spostandoci in tempi più recenti, la posizione di H.W.Henze, come compositore di The Bassarids (1966), è problematica per via della sua presa di distanza nei confronti dell'influenza di Wagner sul mondo teatrale, nonché rispetto all'avanguardia musicale (dodecafonia) che, a suo avviso, rischiava di portare al dogmatismo. Perciò le idee di Henze a proposito della tragedia greca sono all'insegna di un duplice anticonformismo: invece di esaltare una dimensione mitologica ma avulsa dalla storia recente, Henze opta per l'attualità politica e la sobrietà della messa in scena, e incarica i due librettisti, il poeta W.H.Auden e C.Kallman, di riscrivere le Baccanti secondo un forte orientamento sociale, allo stesso tempo critico e attento nei confronti degli aspetti etici e non soltanto musicali. D'altra parte, lo scopo di Henze non era quello di fare un'opera d'avanguardia, come si dice, quanto di riuscire a trasmettere un messaggio che fosse conforme alle presunte idee di Euripide: in particolar modo, il lavoro compositivo sottolinea gli elementi umanistici della solitudine dell'uomo e del suo dubbio sul potere dell'arte. Ne deriva un rinnovato ritratto dei rapporti tra i personaggi, specialmente nel confronto finale tra Dioniso, Cadmo e Agave, e un'interpretazione della figura di Dioniso che non possiede più il carattere idealistico che aveva nei lavori di Wellesz o di altri compositori del primo Novecento. Russi sottolinea questo passaggio quando scrive: "Il ritratto euripideo di una possibile arbitraria ingiustizia degli dei e la sua presunta posizione critica e scettica nei confronti del culto dionisiaco diventano il fulcro attorno a cui ruota l'interpretazione del libretto". Anche grazie al lavoro letterario di Auden e Kallman, Henze costruisce, in questo modo, "uno splendido dispositivo per musica che si illumina di nuovi significati e valenze". A differenza di Henze, l'attività del compositore Iannis Xenakis (1922-2001) è sempre stata all'insegna della ricerca più radicale, avvalendosi di complesse teorie scientifiche e matematiche che fanno della sua opera una sorta di laboratorio permanente sul suono e sulle tecniche compositive. Il teatro riveste, comunque, un ruolo importante nella discografia di questo compositore di origine greca. La sua opera Les Bacchantes d'Euripide (1993) non appartiene, com'è stato notato, al teatro musicale ma piuttosto alla musica da camera. Tuttavia, non si può eludere per via della ricerca sul canto antico, comune anche alla più nota Oresteia (1966). Forse un esempio accostabile per valore estetico e riuscita emotiva, nell’ambito della musica vocale, è Stimmung di K.Stockhausen (1928-2007). Sono dei chiari segni che la musica contemporanea, sotto diversi aspetti, non ha dimenticato l'antica Grecia e, anzi, non smette di elaborarne l'attualità. Un’opera più recente è Cassandre di Michael Jarrell (1958), dal testo di Christa Wolf, andata in scena come melologo (voce recitante e orchestra) nell'ottobre 2010 presso il Piccolo Teatro di Milano. Se cerchiamo, però, degli esempi nella musica elettronica pura e semplice, tutto diventa più difficile. Oggi per "elettronica" si tende a pensare ai fasti spesso effimeri del deejay, comprese certe campionature di brani di musica contemporanea che raramente sono interpretazioni musicalmente attente. Eppure tra il suono elettronico e Dioniso ci sarebbe più di un’analogia, se è vero che “il concetto di dissonanza e quello di gioco, il montaggio e lo smontaggio del mondo possono essere facilmente messi in rapporto, nell’ottica della modernità, con il ruolo dell’ascoltatore, del lettore, dello spettatore di fronte all’opera d’arte” (Russi). Dioniso, in sostanza, si candida bene come il dio del modernismo e della sperimentazione. La musica elettronica di ricerca ha, comunque, una lunga storia alle spalle e non è priva di intenti "letterari", come dimostrano i lavori per voce e orchestra di Luciano Berio e, più di recente, l'attività del Teatro del Suono di Andrea Liberovici o le opere di un compositore come George Aperghis.
|


Al teatro Espace di Torino tre piccoli spettacoli di giovani attori e artisti in collaborazione con i Benandanti, novità 2012 




