DEATH AND THE CITY

Il nuovo irriverente spettacolo della compagnia Arriva lo spettacolo più inatteso, in cui si parla con ironia della morte e della società moderna, senza riserve, senza paure...

PROGETTO EXPERIOR

Il piccolo faro Al teatro Espace di Torino tre piccoli spettacoli di giovani attori e artisti in collaborazione con i Benandanti, novità 2012 Per info sul progetto clicca qui.

 

MEMORIE DAL CONVENTO

Il nuovo spettacolo laboratorio scuola Per far rivivere la storia della Carmagnola manzoniana con gli studenti dei licei 11, 12, 20 maggio 2012 Auditorium Roccati di Carmagnola

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BACCANTI

La Compagnia dei BenAndanti è nel cartellone
del
TPE - Fondazione Teatro Piemonte Europa -

con lo spettacolo
BACCANTI
in scena al
Teatro Astra
via Rosolino Pilo 6, Torino

29 e 31 marzo 2011 - ore 21.00
30 marzo 2011 - ore 19.00


regia di Alberto Oliva

con
Ivana Cravero, Marlen Pizzo, Rosanna Sparapano,
Andrea Fazzari e Fabio Marchisio


Progetto scenografico a cura del prof.
Massimo Voghera
e delle allieve del corso di scenografia teatrale
della prof.ssa
Valeria Piasentà presso l'Accademia delle Belle Arti di Torino
Elena Barberis, Giulia Bossone, Bianca Cassinelli,
Petra Filosa, Ariele Muzzarelli


Videoinstallazioni per la scenografia a cura di
Fannidada
Allestimento interattivo foyer
Ennio Bertrand
Musiche originali
Alessandro De Caro

Fannidada, Ennio Bertrand, Alessandro De Caro
fanno parte del collettivo
We are making digital art Torino

Costumi
Maison C&C
Locandina
Claudia Cravero
Foto di scena
Marco La Gattuta
Organizzazione
Andrea Roccioletti, Marco Pozzi
Assistente alla regia
Stefano Guerrieri
Staff tecnico
Andrea Figliolia, Carlo Roccioletti, Francesco Scarfì

 

Clicca sulle singole sezioni per ulteriori informazioni.

- Rassegna stampa


Link per le recensioni in rete:

Dams dal vivo

Dillinger
Teatroteatro
pres.LaRepubblica

 

 
Si ringrazia per la consulenza su Baccanti

la prof.ssa Maria Maderna

Si ringraziano inoltre per l'indispensabile supporto tecnico e logistico
Jonathan Diatta, Mandikè Diatta, Andrea Figliolia,
Carlo Roccioletti, Francesco Scarfì, Marco Valenti e Pietro.

In collaborazione con




nelle persone del dott. Roberto Bergandi e Adriana Mosca
,
e dello staff dei Servizi Territoriali Torino
Raffaele Dragone, Gina Perrotti e Caterina Serra


E con l'Accademia delle Belle Arti di Torino (scenografia)

 Note di regia


“Quando capirete quello che avete fatto, soffrirete un dolore tremendo.
Se invece resterete per sempre nella condizione attuale, felici non sarete,
ma almeno vi sembrerà di non essere infelici”.



Scegliere un classico di fama mondiale significa confrontarsi con una lunghissima serie di messinscene precedenti, che hanno affrontato il testo da ogni possibile punto di vista e con tagli diversi, potendo leggere e vedere come i personaggi hanno già preso vita nei vari contesti storici e sociali. Questo comporta la presa di coscienza di una responsabilità su ciò che si vuole dire oggi attraverso il testo.

Baccanti
, rappresentata postuma intorno al 406 a.C., è l’ultima tragedia di Euripide e una delle ultime dell’epoca d’oro del teatro ateniese. Si respira l’aria della sconfitta che si stava definendo nella guerra del Peloponneso a vantaggio di Sparta. Aleggia un sentimento di sconforto e incomprensione verso la situazione politica e sociale, simile a quello che proviamo noi oggi in Italia, e a cui troppo spesso ci arrendiamo annegando la paura nell’ebbrezza di una risata e nel piacere dell’oblio.

Il culto dionisiaco, con il suo potenziale di follia distruttiva, fornisce lo spunto per una riflessione sulla manipolazione nell’epoca dei mezzi di
distrazione
di massa. Dioniso promette vendetta a una città che non lo venera, ma lo fa con l’arma invisibile della seduzione e ottiene il consenso della gente, convincendola ad adottare comportamenti e rituali inconsueti. Le grandi istituzioni della società civile, la famiglia e lo Stato, si confrontano con un potere sconosciuto e pervasivo, che ipnotizza il popolo mescolando in una sconcertante ambiguità il bello e il brutto, il fascino e il ribrezzo, il piacere e la paura, il bene e il male. Penteo è vittima della vendetta di Dioniso, viene scelto per pagare le colpe della madre, e soccombe proprio quando sembra cedere alle lusinghe del dio.

Baccanti
è una tragedia di sconvolgente attualità, perché mette in scena, in maniera indiretta ma leggibile, l’Apocalisse della società dello Spettacolo, dove troppo spesso l’orgia mediatica si trasforma in un bagno di sangue davanti all’occhio vitreo e indifferente di milioni di spettatori assuefatti.


Alberto Oliva

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La scenografia: novità di sinergie artistiche



La proposta della Compagnia a docenti e allievi del corso di Scenografia Teatrale dell’Accademia delle Belle Arti di Torino
ha suscitato immediato interesse, soprattutto per l’aspetto tecnologico che per gli allievi scenografi ha rappresentato una assoluta novità.

Grazie alla preziosa sinergia creatasi con
Fanni e Dada , operatori multimediali specializzati in proiezioni, installazioni, video e performance (www.fannidada.com
), si è arrivati alla realizzazione di una scenografia viva, con cui gli attori possono interagire.

La scelta di formare distinti blocchi di monitor sparsi sulla scena, alcuni dei quali accesi, l’uso di proiezioni e retroproiezioni, è dipesa dalla necessità di creare un personaggio Dioniso che potesse essere “uomo mortale e dio” traslandolo nella nostra società come il seduttivo potere mediatico e di creare una scenografia interattiva per gli attori che potessero così sfruttare i monitor come oggetti fisici in scena e come mezzi di comunicazione.

Nel centro della scena si staglia il Citerone, o meglio una forma piuttosto astratta che vuole rimandare all’immagine della rotativa per la stampa dei giornali e insieme ad un paesaggio semplificato, sul quale si staglia un tondo bianco per la proiezione del Dio e diverse immagini; questa suggestione è resa da un telone di forma trapezoidale che parte da un’altezza di 7 m, strutturato a formare una curva, che finisce per disegnare a terra lo spazio scenico degli attori.

Giulia Bossone Rosania


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Baccanti e il teatro musicale del Novecento

di Alessandro De Caro

Il rapporto tra il teatro musicale e la tragedia classica non è mai stato facile, ma ha assunto varie forme a seconda del periodo storico e della poetica adottata da specifici registi e compositori. La natura della tragedia antica si presta, d'altra parte, ad una collaborazione stretta tra regia e composizione musicale, non fosse altro che per l'eventuale presenza di elementi scenici corali o danzanti.

A fronte del fatto che le basi storiografiche riguardanti la tragedia greca sono sempre state molto lacunose, le scelte stilistiche adottate riflettono inevitabilmente la visione di un mondo "mitologico" rispetto al quale si adottano comportamenti anche opposti, dalla messa in scena "filologica" a casi di totale reinvenzione persino del testo euripideo. Lo spazio temporale che ci separa dagli antichi è tale che, spesso, si ha l'impressione di conservarne un debole riflesso; la distanza dal "modello" è incentivata anche da precisi aspetti formali, tra cui la preferenza per il racconto orale anziché per l'azione scenica e la presenza, spesso elusa nelle interpretazioni moderne, del coro. Agli aspetti drammaturgici si aggiungono, naturalmente, le problematiche musicali. Come si dovrebbe mettere in musica una tragedia come le Baccanti? Quanto si dovrebbe tenere conto della musica greca antica? E' possibile una visione d'insieme, che tenga conto sia della tradizione, magari rielaborata con nuovi strumenti, sia del mondo moderno?

In ambito musicale non sono mancati tentativi interessanti e originali di avvicinamento alla tragedia greca. Per esempio è il caso di un compositore come
Egon Wellesz (1885-1974), con il suo Die Bakchantinnen, un lavoro scritto in collaborazione con Hoffmansthal, uno scrittore molto attento al mondo antico. L'idea di Wellesz, come spiega il musicologo Roberto Russi nel suo saggio Le voci di Dioniso. Il dionisismo novecentesco e le trasposizioni musicali delle Baccanti (EDT), era di affrontare il problema di una classicità, non soltanto teatrale, che sembrava aver abbandonato il gusto del pubblico, in un contesto sociale difficile come quello europeo tra anni Venti e Trenta. Essendo un profondo conoscitore di mitologia greca e dell'opera barocca, Wellesz era sensibile a ciò che, con Wagner, diventerà una commistione di voci, coro, danza e orchestra intimamente protesa a restituire un senso alla tragedia, giocando sulla componente "eroica" e anche religiosa dell'atto teatrale: "Il mito non è utilizzato come se fosse lontano, inattingibile" scrive Russi "Wellesz cerca di attualizzare, attraverso la musica, il retaggio umano del passato riversandolo in quello dei nostri giorni. L'azione dell'opera e le sue figure devono essere disegnate in linee il più possibile semplici. Il tempo dello svolgimento drammatico è un qui-e-ora, lo stesso della tragedia antica (...) Wellesz risacralizza il mito, quello di Dioniso in particolare, e persegue l'identificazione di mito ed etica; in Die Bakchantinnen non c'è nessuno sconfinamento nell'erotico e neanche nell'ambiguo (come invece nell'atto unico di Schnitzler Das Bacchusfest
, del 1914), ma la promessa di un nuovo mondo, di una nuova umanità". L'aspetto curioso è che, nello stile di Wellesz, confluiscono sia l'espressionismo dell'epoca (Berg, Schoenberg) che il classicismo inteso come fuga da ogni eccesso spettacolare, puntando sul carattere rituale della tragedia e, quindi su costanti riferimenti alla musica greca; a ciò si aggiunge un uso accorto e suggestivo del coro, concepito come un gruppo di singole voci, ciascuna con la sua personalità, che possono interagire con la scena dandole rilevanza plastica e sonora.

Spostandoci in tempi più recenti, la posizione di
H.W.Henze, come compositore di The Bassarids
(1966), è problematica per via della sua presa di distanza nei confronti dell'influenza di Wagner sul mondo teatrale, nonché rispetto all'avanguardia musicale (dodecafonia) che, a suo avviso, rischiava di portare al dogmatismo. Perciò le idee di Henze a proposito della tragedia greca sono all'insegna di un duplice anticonformismo: invece di esaltare una dimensione mitologica ma avulsa dalla storia recente, Henze opta per l'attualità politica e la sobrietà della messa in scena, e incarica i due librettisti, il poeta W.H.Auden e C.Kallman, di riscrivere le Baccanti secondo un forte orientamento sociale, allo stesso tempo critico e attento nei confronti degli aspetti etici e non soltanto musicali. D'altra parte, lo scopo di Henze non era quello di fare un'opera d'avanguardia, come si dice, quanto di riuscire a trasmettere un messaggio che fosse conforme alle presunte idee di Euripide: in particolar modo, il lavoro compositivo sottolinea gli elementi umanistici della solitudine dell'uomo e del suo dubbio sul potere dell'arte. Ne deriva un rinnovato ritratto dei rapporti tra i personaggi, specialmente nel confronto finale tra Dioniso, Cadmo e Agave, e un'interpretazione della figura di Dioniso che non possiede più il carattere idealistico che aveva nei lavori di Wellesz o di altri compositori del primo Novecento. Russi sottolinea questo passaggio quando scrive: "Il ritratto euripideo di una possibile arbitraria ingiustizia degli dei e la sua presunta posizione critica e scettica nei confronti del culto dionisiaco diventano il fulcro attorno a cui ruota l'interpretazione del libretto". Anche grazie al lavoro letterario di Auden e Kallman, Henze costruisce, in questo modo, "uno splendido dispositivo per musica che si illumina di nuovi significati e valenze".

A differenza di Henze, l'attività del compositore
Iannis Xenakis (1922-2001) è sempre stata all'insegna della ricerca più radicale, avvalendosi di complesse teorie scientifiche e matematiche che fanno della sua opera una sorta di laboratorio permanente sul suono e sulle tecniche compositive. Il teatro riveste, comunque, un ruolo importante nella discografia di questo compositore di origine greca. La sua opera Les Bacchantes d'Euripide (1993) non appartiene, com'è stato notato, al teatro musicale ma piuttosto alla musica da camera. Tuttavia, non si può eludere per via della ricerca sul canto antico, comune anche alla più nota Oresteia (1966). Forse un esempio accostabile per valore estetico e riuscita emotiva, nell’ambito della musica vocale, è Stimmung di K.Stockhausen (1928-2007). Sono dei chiari segni che la musica contemporanea, sotto diversi aspetti, non ha dimenticato l'antica Grecia e, anzi, non smette di elaborarne l'attualità. Un’opera più recente è Cassandre di Michael Jarrell
(1958), dal testo di Christa Wolf, andata in scena come melologo (voce recitante e orchestra) nell'ottobre 2010 presso il Piccolo Teatro di Milano.

Se cerchiamo, però, degli esempi nella musica elettronica pura e semplice, tutto diventa più difficile. Oggi per "elettronica" si tende a pensare ai fasti spesso effimeri del deejay, comprese certe campionature di brani di musica contemporanea che raramente sono interpretazioni musicalmente attente. Eppure tra il suono elettronico e Dioniso ci sarebbe più di un’analogia, se è vero che “il concetto di dissonanza e quello di gioco, il montaggio e lo smontaggio del mondo possono essere facilmente messi in rapporto, nell’ottica della modernità, con il ruolo dell’ascoltatore, del lettore, dello spettatore di fronte all’opera d’arte” (Russi). Dioniso, in sostanza, si candida bene come il dio del modernismo e della sperimentazione. La musica elettronica di ricerca ha, comunque, una lunga storia alle spalle e non è priva di intenti "letterari", come dimostrano i lavori per voce e orchestra di
Luciano Berio e, più di recente, l'attività del Teatro del Suono di Andrea Liberovici o le opere di un compositore come George Aperghis
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