DEATH AND THE CITY

Il nuovo irriverente spettacolo della compagnia Arriva lo spettacolo più inatteso, in cui si parla con ironia della morte e della società moderna, senza riserve, senza paure...

PROGETTO EXPERIOR

Il piccolo faro Al teatro Espace di Torino tre piccoli spettacoli di giovani attori e artisti in collaborazione con i Benandanti, novità 2012 Per info sul progetto clicca qui.

 

MEMORIE DAL CONVENTO

Il nuovo spettacolo laboratorio scuola Per far rivivere la storia della Carmagnola manzoniana con gli studenti dei licei 11, 12, 20 maggio 2012 Auditorium Roccati di Carmagnola

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IL TEATRO DELL’INSINCERO

ATTORI DI SERIE A E DI SERIE B,
E I GIOCHI SI FANNO NEL PORTAFOGLIO


Tolstoj sosteneva che una delle tre condizioni del fare arte fosse la sincerità: l’artista deve nutrire un vivo sentimento nei confronti della sua opera, cristallino, che dalla pagina scritta, dalla tela, dal palcoscenico passi a chi ne fruisce conturbandone i sensi.

Sincerità, sincerità, sincerità… la scrivo e la leggo e mi pare davvero poco sincera. E’ la deformazione dei nostri tempi: nulla di ciò che è vero è utile, quindi il falso è l’unica strada percorribile. E con esso una serie di affluenti nel mare magnum della dissacrazione dell’uomo e dell’arte, sempre più vendibili e sempre meno sinceri.

E il punto di arrivo è ogni volta il medesimo, il più squallido, il più avvilente, il più necessario: il denaro. Se non paga, l’arte non si può e non si deve fare. Pensiero questo condiviso da molti e non tutti sulla stessa sponda del fiume. Facciamo qualche esempio, e prendiamolo dal teatro.

Una piccola compagnia, che galleggia sotto l’attacco degli squali che si chiamano Enpals, SIAE, agibilità, IVA, riesce miracolosamente a raggiungere la riva e a mettere in piedi uno spettacolo, bello, con una regia perfetta, con attori giovani, bravi e motivati. Ma si autofinanzia, va a cappello o si becca il famigerato 70/30%. Tace e si dice ancora contenta, perché qualcuno ha creduto nelle sue capacità, le ha dato una mano per trovare un teatro, ha riconosciuto il valore del suo lavoro, la sua determinazione (qualcuno c’è che vede e sa, ma spesso non ha tutta la voce in capitolo che si spererebbe dalle due parti). Gli attori ringraziano il buon Dio e mammà che li ha messi al mondo perché hanno portato a casa magari 500 euro e possono pagare una rata qualsiasi, e dirsi davanti allo specchio che ce la possono fare, in fondo, a vivere di questo mestiere. Poi, quegli stessi attori della medesima compagnia, sottopagati ma contenti di una contentezza che rasenta il patetico o il surreale, a seconda di come la si vuole vedere, vengono a sapere che attori “adulti”, già affermati in compagnie famose, per uno spettacolo si sono portati a casa una
media di 30mila euro ciascuno
. Il lavoro è stato lo stesso, la qualità la medesima. E allora si deprimono, piangono e rompono lo specchio o mandano mammà a quel paese. Poi, se li trovano, accettano lavori discutibili ma con un buon cachet. Si sono grandi e adulti finalmente, il loro portafoglio è gonfio, il loro orgoglio è motivato e la loro arte non è più sincera.

Queste contraddizioni, queste tristi scelte, le differenze stanno dove si giocano i 29mila e 500 euro di dislivello. Lì in mezzo ci sono tante cose: l’appoggio, l’incompetenza di chi ordisce i giochi, una buona parola, un’amicizia, un favore reso. Talora anche la fortuna e la bravura, ma queste faccende le lascerei a parte: in un discorso sincero occorre essere sinceri fino in fondo. In ogni caso, dopo tanto parlare di crisi economica, i quattro soldi di rito arrivano ma confluiscono sempre e solo nelle griglie di scolo di pochi, mentre agli altri spettano qualche gocciolina e tanto fango. Il denaro vile muove le pedine, perché, comunque la si voglia mettere, le bollette si devono pagare. Soldi e fango.

Di cui ringraziare comunque, sempre.

Tritemio C.