DEATH AND THE CITY

Il nuovo irriverente spettacolo della compagnia Arriva lo spettacolo più inatteso, in cui si parla con ironia della morte e della società moderna, senza riserve, senza paure...

PROGETTO EXPERIOR

Il piccolo faro Al teatro Espace di Torino tre piccoli spettacoli di giovani attori e artisti in collaborazione con i Benandanti, novità 2012 Per info sul progetto clicca qui.

 

MEMORIE DAL CONVENTO

Il nuovo spettacolo laboratorio scuola Per far rivivere la storia della Carmagnola manzoniana con gli studenti dei licei 11, 12, 20 maggio 2012 Auditorium Roccati di Carmagnola

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TEATRO ITALIANO MALATO

“L’operazione” di Rosario Lisma mette a nudo i sintomi, ma la cura forse non esiste (maggio 2010).

“L’operazione” di Rosario Lisma non è uno spettacolo teatrale qualunque. Non è uno spettacolo di genere né è ritagliato sulle righe della letteratura convenzionale; non compie una ricerca di tecniche o di strumentazioni nell’impianto scenografico e luministico, né si avventura in sperimentazioni recitative. E tutto ciò è sempre buona cosa. Il testo è ben cadenzato, proporzionato; i personaggi sono prefigurati entro precisi ruoli e caratteri, e gli attori – quando non ammiccano troppo al pubblico– sono bravi. Molto bravi. E’ vivaddio un teatro “normale”.

Tuttavia non sta qui la bellezza di questo spettacolo, almeno non solo. La sua originalità nasce dal coraggio della denuncia, che, senza mezzi termini, attacca il mondo dello spettacolo nostrano e tutte le sue falle, in un’Italietta che accondiscende e se ne sta a guardare, perché se agisce peggiora solo le cose.

Primo bersaglio: la critica che si permette di osannare o di demolire non sempre in modo obbiettivo e sincero; una critica che si nega, che ritarda, che promette e poi non concede. E che spesso fa la storia (o la non- storia) delle giovani compagnie emergenti che hanno necessità di un piccolo calcio d’inizio.

E poi, attraverso un sottotesto sulle Brigate Rosse, che tendenzialmente un po’ si dimentica se non fosse per le connivenze con l’altro e più spregiudicato livello narrativo, si ragiona con tanto amaro in bocca sulle tristi condizioni di sopravvivenza dell’attore di oggi, che talora è talmente messo male da rinunciare anche a un figlio se non ottiene la parte nella stagione autunno-inverno di una grande produzione pagante. E se questo tasto socio-abortivo può sembrare eccessivo, non lo sono affatto i riferimenti alla necessità di prostituirsi con la TV squallida dei talk show o dei programmi di dibattito e confronto, in cui le storie “vere” vengono affidate alla recitazione di attori di professione; a seguire la paradossale esperienza dei concorsi teatrali per giovani compagnie, in cui si prevede che il teatro sia “rigenerato” da luci psichedeliche e laser, video proiezioni a gogo, creature mistiche che volteggiano, danzano, saltellano, si arrampicano, sullo sfondo di un testo nutrito di ansimi, parolacce, pezzi di dialetto (meglio se calabrese), furti da altri autori celebri e tante introspezioni che i più rinunciano a capire, applaudendo alla battuta facile o al gesto di dubbio gusto erotico.

E si scorda che l’attore, soprattutto quello giovane che deve ancora “affacciarsi alla vita” e alla ribalta, deve anche mangiare come tutti gli altri esseri umani di questa sfortunata terra; deve pagare un affitto e comprarsi le scarpe quando cambia stagione; pagarsi i biglietti del treno per andare a fare inutili provini e magari comprare pannolini e tettarelle. Il sacro fuoco dell’ispirazione esiste, certo, e meno male che non ce lo siamo ancora bevuti in una lattina di birra, ma da solo farebbe poca strada, così come poca ne ha fatta in passato: l’attore non viveva e non vive nemmeno oggi di sola arte, ma di lavoro e di sonanti monetine. Se poi questi gli arrivano dal “suo” lavoro e non da un call center, dalla pizzeria, dal ristorante o dalla cassa di un supermercato, può dirsi felice di essere venuto al mondo.

Troppi, anche sedicenti esperti, sono quelli che vogliono “rinnovare” attraverso strade incomprensibili un teatro che invece dovrebbe fermarsi e riscoprire se stesso, la propria identità, ormai troppo inzaccherata e contaminata da tutto il resto che teatro non è. Niente boicottaggi, raccomandazioni, compravendite e false promesse: solo chiarezza, onestà e soprattutto competenza.

Claudia Cravero


* * *

Facciamo seguire alcuni stralci del testo “L’operazione” gentilmente concessi dall’autore, Rosario Lisma.

> ... Esiste “un” critico, che è più critico di tutti i critici. E voi lo sapete benissimo. ( gli altri si guardano) Sì, avete capito. La bestia nera delle pagine dello spettacolo, il mammasantissima della recensione, l’oracolo della citazione del tuo nome sul giornale, il sommo presidente di tutti i premi teatrali. Il suo nome è...
Marco Rotondi!

> Non c’è niente di più nuovo che la vita stessa. Quando ti alzi la mattina e ti sciacqui la faccia, la vita ricomincia, c’è, è lì sul lavandino, davanti allo specchio, e non hai bisogno di installazioni, il tuo dramma è quotidiano e lo senti e c’è, in questa forma qui ed è verissimo e quindi nuovissimo e si avvera nella tua tazza del latte, nella tua tazza del cesso, nella moto che non parte, nella merda che ci aspetta perché non ci aspetta niente e siamo senza futuro e la speranza non esiste. E se io mi commuovo e se io mi deprimo e e se io godo nella vita vera, ho tutto il diritto, il sacrosanto diritto di realizzarlo come se fosse la vita vera! Chiaro?! É troppo comodo dire o fare due stronzate sul palco che devono stupire a tutti i costi, la vera sfida è portare la vita così com’è davanti a questi poveretti che ci guardano. I personaggi! Io rivoglio i personaggi! Perché non li fa più nessuno i personaggi? Quello che pensano, quello che dicono e soprattutto quello che non dicono! Voglio vederli, voglio sapere che ne è di loro, cosa gli è successo, se sono tristi, felici o preoccupati, ridatemeli! Quelli sì non muoiono mai, perché se esci da quella porta è pieno di personaggi e ognuno di loro è un mondo che non sai. E non mi - com’era? - sfrancicate i coglioni? Con la storia del nuovo e del vecchio, ve lo ripeto, l’uomo nasce, vive e muore. Succede così da un bel po’ di anni, sai, cosa credi che sia ripetitivo? Cosa credi che al reparto ostetricia ogni volta dicano “uffa che palle, ecco un’altra nascita, non si potrebbe avere un’istallazione laser a forma di elefante?”, no! Perché è una storia vera! Tutta da scrivere, tutta da raccontare e tutta da vedere! E ricordatevi che prima di Eduardo c’è stato Cechov! Ecco! Ho finito!

> Voglio dirvi una cosa. A me non piace essere umiliato così. E non mi sono mai arrabbiato come adesso. Sono calmissimo, in fondo, vedete, ma mi sentirò male se faccio passare questo atto in cavalleria. La sera della prima parlavamo dei brigatisti e Renato ha fatto una battuta che sembrava una stronzata. Su Rotondi. Se fossimo negli anni settanta non l’avrebbe passata liscia. Perché allora si era più coraggiosi e agli ideali si dava seguito con la lotta. L’arte non la si fa per se stessi, è per gli altri che si fa, sennò l’artista non esiste. Se dipingo un quadro e lo vedo solo io quel quadro non esiste. Chiaro?

 

Trailer dello spettacolo "L'operazione"