| Angels in America approda alle Fonderie Limone di Moncalieri
Le angeliche trasgressioni di Kushner
Angeli in America (titolo originale Angels in America: a Gay Fantasia on National Themes) fu scritta nei primi anni Novanta dallo statunitense Tony Kushner: divisa in due parti (Millenium Approaches e Perestroika)per otto attori che ricoprono però più ruoli, la trama si retrodata agli anni Ottanta, quando negli Usa, e poi in tutto il mondo, scoppia la paura dell’Aids, ribattezzata la Peste Gay. In quello che è ormai da tutti riconosciuto un capolavoro della drammaturgia contemporanea, si assiste ad un susseguirsi di personaggi devastati, oppressi, malati, che scoprono la loro diversità sessuale, che la celano, oppure la condannano negandola. Il tutto cucito mirabilmente su squarci fantastici, come la discesa degli angeli o i viaggi in Antartide e in Paradiso, grazie ai quali reale e irreale si confondono conferendo all’insieme un’aura magica e, per questo, ancora più cruda nella sua spregiudicata eleganza.
Quando l’angelo era Emma Thompson Al grande pubblico l’opera era già arrivata nella veste più prolissa della miniserie cinematografica che andò in onda per la prima volta nel 2003, vantando un cast invidiabile tra cui spiccavano Al Pacino (Roy Cohn, politico ebreo corrotto), Meryl Streep (Hannah, madre mormone di Harper) ed Emma Thompson (l’angelo che visita Prior). Ma è il teatro l’ambiente in cui Angels in America mette alla prova se stesso, nella sfida imperitura di portare sul palco l’irrealtà e la fantasia che agguantano e cercano di dare una spiegazione al vero spietato.
La sfida dell’Elfo parte II Una sfida raccolta e mirabilmente vinta dal Teatro d’Arte Contemporanea Elfo Puccini di Milano. Dopo il debutto pluridecorato in Italia della prima parte (Premio ANCT,Premi Ubu 2007 a Elio De Capitani come Attore non protagonista (Roy Cohn) e a Umberto Petranca come Nuovo attore under 30 (Louis), Premio Hystrio alla regia 2008, Miglior regia e Miglior spettacolo di prosa ai premi Eti - Gli Olimpici per il Teatro 2008), quelli dell’Elfo sono tornati con Perestroika e un nuovo successo, quasi dovuto e atteso, per la regia di Ferdinando Bruni e Elio de Capitani.
Muri, barelle e angeli truccati Attraverso una scenografia densa quasi solo di rumori, canti tradizionali, musiche e soprattutto di proiezioni video robuste e sconvolgenti, il contorno scenico (un muro bianco, povero, di un ospedale o di una prigione o del Paradiso dei dimenticati) conferisce alla rappresentazione un’insolita aura poetico-decostruttivista, che rende bene il continuo passaggio fra ciò che è e ciò che si sogna. I quadri attoriali sono veloci e diretti, quasi fumettistici nella loro chiusa luce di scena, lasciati in mano ad attori bravi, mai scontati, sempre sorprendenti. L’andirivieni tra ironico e tragico, trasgressivo e romantico, politicamente corretto e scorretto non fa che aiutare la messa in scena, che colpisce nel centro lo spettatore, lo fa vergognare, lo fa pensare, forse lo fa cambiare un po’.
Essere spiacevole era la filosofia di Kushner: rendere il disagio causando disagio. E non solo parlando di omosessuali e riproducendo a teatro i loro amplessi, la loro tragedia interiore, la loro malattia del cuore e del corpo, ma anche insistendo sulla politica e sulla società americane, sulla razza, la religione, il matrimonio, il sesso: un mondo di “polipi” arrivisti, di mobilità e incertezza, ma anche di affetti e speranze, che vengono da un cielo alternativo dove gli angeli hanno la giacca, generano orgasmi e distruggono muri e frigoriferi.
Claudia Cravero

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