DEATH AND THE CITY

Il nuovo irriverente spettacolo della compagnia Arriva lo spettacolo più inatteso, in cui si parla con ironia della morte e della società moderna, senza riserve, senza paure...

PROGETTO EXPERIOR

Il piccolo faro Al teatro Espace di Torino tre piccoli spettacoli di giovani attori e artisti in collaborazione con i Benandanti, novità 2012 Per info sul progetto clicca qui.

 

MEMORIE DAL CONVENTO

Il nuovo spettacolo laboratorio scuola Per far rivivere la storia della Carmagnola manzoniana con gli studenti dei licei 11, 12, 20 maggio 2012 Auditorium Roccati di Carmagnola

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Shakespeare in salsa Rosa

E’ di scena “La tempesta” di Orsini

Tagliuzzata, interpretata, rielaborata, ma senza troppe stonature o acciacchi: questa
La Tempesta andata in scena dal 2 al 14 febbraio 2010 al Carignano di Torino, per la regia di Andrea De Rosa e con un denso Umberto Orsini nei panni del mago Prospero.

Una sola donna in scena; uomini giovani e anziani, un po’ nudi e un po’ vestiti: tutti in lotta fra loro e con la vita; tutti perduti su di un’isola magica, claustrofobica e irreale. Affascinante come la trama dell’opera è la strategia scenografica, che rende bene, con tre pannelli retro-illuminati a chiudere l’intero palco, l’idea del soffocamento in un mondo-altro in cui i naufraghi si trovano alle prese con le loro paure e i loro desideri. Suoni forti, che scombussolano lo spettatore poco abituato, riproducono finalmente il rumore delle onde e, unendosi a giochi di luce spezzati e improvvisi, costruiscono ad arte le magie di Prospero, che opera con l’aiuto del suo fedele bastone.

Gli attori si muovono sul palco come animali in gabbia, annientati dalla luce fredda: l’isola è tutta lì, più di uomini che di cose, e il mare è vicino, assordante, che si anima e si spegne violento. Orsini è il centro indiscusso: è il burattinaio, il pilota, il manipolatore, che fa vendetta, plasma, muove l’amore e tenta di portare la civiltà dove più regnano la bestialità e l’ignoranza. Il Prospero di Orsini è l’uomo moderno, ambizioso, che si sente misura di tutte le cose e vuole piegare il mondo alla propria onnipotenza. Così la recitazione è disciplinata, altera - solo a tratti un po’ appesantita -, del tutto consapevole della densità di un personaggio che costruisce qualcosa di nuovo per vedere poi tutto allontanarsi di nuovo.

Stoccata finale da maestro la rottura della finzione scenica, per altro già suggerita dal testo del bardo: Prospero muore e al suo posto risorge Umberto, e così ogni cosa si riconduce all’oggi e al sempre: l’uomo spodestato dalla vita e bramoso di libertà chiede venia al suo pubblico per poter vivere ancora.

Non disturba troppo il dialetto napoletano in bocca al re di Napoli e ai suoi fidati uomini e ai due clown. Meno convincente Rino Cassano nelle vesti dello spirito Ariel: troppo affettato, troppo anziano, troppo solido e impettito, più un Cristo crocefisso in giacca e cravatta che uno spirito della natura leggero e arrabbiato.

Tritemio C.