DEATH AND THE CITY

Il nuovo irriverente spettacolo della compagnia Arriva lo spettacolo più inatteso, in cui si parla con ironia della morte e della società moderna, senza riserve, senza paure...

PROGETTO EXPERIOR

Il piccolo faro Al teatro Espace di Torino tre piccoli spettacoli di giovani attori e artisti in collaborazione con i Benandanti, novità 2012 Per info sul progetto clicca qui.

 

MEMORIE DAL CONVENTO

Il nuovo spettacolo laboratorio scuola Per far rivivere la storia della Carmagnola manzoniana con gli studenti dei licei 11, 12, 20 maggio 2012 Auditorium Roccati di Carmagnola

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IL CORAGGIO DI DIRLO.
Riceviamo, e pubblichiamo volentieri sul nostro sito (in primo luogo perchè è un dovere, farlo) un breve articolo di Gustavo Miller. Ci ha colpito immediatamente la sua sincerità: pare essere uno dei pochi rimasti a non considerare solo il nome di chi fa le cose, ma anche come sono fatte, e perchè. E' una dote che al giorno d'oggi, se applicata largamente, potrebbe risollevare le sorti del teatro italiano: mai come ora si sente il bisogno di uno sguardo disincantato e veritiero su tanti spettacoli che si finanziano e si promuovono non per la loro effettiva qualità, non per promuovere la professionalità delle nuove leve, non per formare un pubblico che sempre meno va a teatro, ma per altro - lasciamo ai lettori ogni considerazione. Speriamo che quella di Gustavo Miller non resti una voce isolata, e soprattutto che chi di dovere, chi è ben pagato per farlo, prenda a cuore davvero le sorti di cartelloni e compagnie e artisti che il nome (e il tornaconto) non ce l'hanno, ma professionalità e passione sì, e tanta.

Andrea Roccioletti

 

  

 

 

 

Tutti i granchi di Turturro

Ancora una brutta figura per lo Stabile di Torino, che nella nuova stagione toppa ancora sul top

Quando si dice prendere un granchio… Anche quest’anno, dopo le brutte figure delle passate stagioni, lo Stabile di Torino ne ha fiocinati un bel po’ e tutti alquanto grossi. Ha cominciato con la decisione di organizzare il cartellone 2009/2010 intorno alla traversata oceanica di John Turturro, che dagli USA è giunto fino a noi come un dio liberatore accompagnato da moglie, figlio, cognata, fratello, zia, zio, nonno, bisnonno e trisavolo, quattro parole in italiano maccheronico e il sogno di recitare le fiabe di Calvino in inglese, per la felicità (speravano lui e quelli dello Stabile) degli Italiani, e di Calvino. Ma le cose sono andate diversamente.

Sovratitoli e tombe
Appena ritirati i panni stesi dalla scenografia d’apertura e comparsi i primi sovratitoli, molti Italiani cominciavano già a sentirsi poco felici; quando poi il primo granchio, rigorosamente di plastica e grande quanto un tacchino, è stato lanciato sul parquet con un deludente tonfo secco di rimbalzo, anche Calvino ha fatto tre giri nella tomba e la farsa è iniziata.

Recitazione? Quale recitazione?
Per chi non abbia letto il testo, i primi 20 minuti erano per lo più incomprensibili, preceduti tuttavia da uno pseudo monologo del regista che tentava di spiegare cosa ci stesse a fare nello spettacolo vestito da marinaio ringalluzzito e con borsa dei gioielli penduli molto ben in evidenza. Si proseguiva con recitati tra lo stentato e il volgare, l’urlato e il pretenzioso; la regia scadeva in scelte da baraccone che vedevano lo stesso Turturro emergere alla maniera di Houdinì dalla sagoma in ombra cinese di un secondo enorme granchio e due attrici travestite da streghe con seni, nasi e ambigue dita posticce in lattice carnevalesco.

Americani e italiani

Grande dissonanza inoltre fra la recitazione degli attori americani e quella degli attori italiani: bravi Giuliano Scarpinato ed Erika la Ragione, ex allievi dello scorso triennio della Scuola per attori dello Stabile, i quali tuttavia si presentavano con una resa ancora accademica e composta, che molto cozzava con quella meno controllata degli americani, dalla battuta e dall’ammiccamento facili; la Quattrocchi era costretta in una parte debole che poco faceva emergere il suo talento, ridotto alle poche note di canzonette in dialetto e a qualche mimica con cui tentava di salvare il salvabile dei suoi compagni poco convincenti.

Alla fine l’asino è cascato
Ma la ciliegina sulla torta, o meglio sarebbe dire il diamante sullo sterco, è stato dato dalla comparsa in scena di un asino antropomorfo, dalla scorreggia facile e dal movimento alquanto stentato, che, galoppando a suon di bastonate, andava avanti e indietro per la scena sotto gli occhi un po’ increduli del pubblico.

Perché?
Eppure lo Stabile e Torino hanno puntato tutto su Turturro: oltre lo spettacolo, il Museo Nazionale del Cinema ha organizzato dal 23 al 26 gennaio una rassegna di film da lui interpretati e diretti, mentre il Dams gli ha dedicato il seminario "Ritratto d'autore". Ma non è finita: manca ancora il un workshop rivolto ai nuovi allievi del triennio della Scuola per Attori. Di fronte a tutto ciò mi sono posto alcune domande: perché un americano (vabbè che sia italo, ma sempre americano resta!) a recitare su Calvino? Solo perché la moglie gli ha regalato il libro quando si son fidanzati e lui è andato in estasi? Se gli avesse regalato la Divina Commedia cosa ci sarebbe toccato? Caronte che scorreggia e dice parolacce in napoletano con accento brookliniano? E poi, perché si investono tanti soldi su un progetto azzardato? Perché non puntare una volta non sul nome famoso che “forse” attirerà molta gente e non su bravi attori italiani, magari giovani, che fanno cose belle e degne di essere dette spettacoli teatrali?
L’ultima domanda: ma a John Turturro piace la polpa di granchio?

 Tritemio C.