| Il matrimonio s’ha da fare… a teatro!
I nuovi mecenati dell’arte sono gli sposi novelli che pagano affitti salati in monumenti storici e rimpinguano le casse degli assessorati alla cultura.
Si apre il bel portale e un tripudio di fiori, colori e luci esplode in tutta la navata: all'altare lui attende impaziente con un’aria un po' tra l'ebete e il dubbioso; dall'altra parte lei incede maestosa sorridendo sotto chili di tulle e a braccetto di papà che, più impettito di un pinguino imperatore, la accompagna attraverso gli sguardi incuriositi dei 235 invitati rigorosamente divisi sulla destra per lo sposo e sulla sinistra per la sposa. Alternativa alla chiesa per un bel matrimonio, l’ufficio del Sindaco in Comune o il giardino dell’amico ricco che, per l’occasione, ha offerto anche il rinfresco. Non sapevo nulla di teatri e tombe egizie…
Famolo strano In effetti da un po’ di tempo a questa parte i matrimoni contro corrente occupano le pagine del gossip e sono in aumento. Ci si sposa travestiti da Fiona e Shrek, in alta quota o sotto il mare, con il il giudice di pace che armeggia con il boccaglio per non annegare mentre pronuncia la fatidica frase “Se qualcuno è contrario a questo matrimonio parli ora o taccia per sempre”. E da dire ce ne sarebbe se penso che alcuni dei principali luoghi storici della nostra bella Torino sono stati riciclati come altari matrimoniali carichi di bouquet e inguardabili damigelle d’onore: sulla mole Antonelliana si convola a giuste nozze con vista notturna e in Palazzo Madama la neo sposa può fingere, con pochi soldi in più, di essere una nobildonna vaporosa e sensuale che scende lo scalone dello Juvarra per raggiungere il suo principe azzurro. E proprio nel sacre coeur torinese. Ma non basta.
San Valentino con fede E’ notizia di pochi giorni fa che, su proposta dell’assessore ai Servizi civici Michele Dell’Utri, e per delibera della Giunta Comunale di Torino, dal 14 febbraio 2010 sarà possibile sposarsi con rito civile anche all’interno del teatro Carignano: ora ci vuole anche il sipario d’epoca. A La Stampa Dell’Utri ha spiegato che è “un modo per legare un momento importante come il matrimonio ai luoghi simbolo di Torino (…) Il matrimonio è un momento di rara bellezza e in questo senso è arte». Il sipario cala, certo, ma più che sulle trine e sulle felici lacrime delle mamme, sulla triste realtà ancora una volta malcelata sotto vagoni di ipocrisia: arte o non arte, mancano i soldi per le produzioni e quindi si arraffa dove si può. Per il Carignano duemila euro solo per l’affitto e rinfresco – su richiesta – nella sala delle colonne: il volto di un teatro malato e di chi non ha il coraggio di dire le cose come stanno.
E se i matrimoni sono arte perché non scambiarsi il sì nella Cappella Sistina o sotto i genitali del David di Michelangelo, per altro propiziatori di numerosa figliolanza e di notti felicemente insonni: con 15.000 euro si pagano la cerimonia e un bel restauro e dopo molti anni si racconta ai nipotini che il proprio matrimonio ha salvato un pezzo d’Italia.
Claudia Cravero

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