DEATH AND THE CITY

Il nuovo irriverente spettacolo della compagnia Arriva lo spettacolo più inatteso, in cui si parla con ironia della morte e della società moderna, senza riserve, senza paure...

PROGETTO EXPERIOR

Il piccolo faro Al teatro Espace di Torino tre piccoli spettacoli di giovani attori e artisti in collaborazione con i Benandanti, novità 2012 Per info sul progetto clicca qui.

 

MEMORIE DAL CONVENTO

Il nuovo spettacolo laboratorio scuola Per far rivivere la storia della Carmagnola manzoniana con gli studenti dei licei 11, 12, 20 maggio 2012 Auditorium Roccati di Carmagnola

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Giudizio ccritico su "La finestra" di Claudia Cravero

di Adalberto Valerani


Ospitiamo in questa sezione del nostro sito alcuni pensiero del prof. Adalberto Valerani a proposito del nostro spettacolo, La Finestra.

“Stavo pensando che questa pièce deve aver fatto penare non poco la scrittrice – la scrittura è sempre un parto, specie quella teatrale, che deve tenere conto della visione plurima e non solo della lettura singola – nella ricerca di parole appropriate che sostanziassero la tua prima intuizione. Uno scrittore che si rispetti non è mai contento della sua creatura. Diceva Carducci, riguardo a quanto costituisce materia prima della nostra ispirazione: “Ahi, fu una nota del poema eterno quel ch'io sentiva e picciol verso or è! ” (Il canto dell’amore). Se poi sono intercorsi tagli da parte del regista per conferire maggiore efficacia scenica al tutto, la scelta, secondo me deve essere ridiscussa, anche in funzione di un’eventuale pubblicazione del testo.

Esso si fa apprezzare perché è in grado, poco per volta, senza forzature (non piccolo merito!), di portare alla luce il dramma interiore di Laura, partendo dalla pantomima iniziale che coinvolge tutti e tre gli attori. Essa attira sicuramente l’attenzione degli spettatori e, pur non convincendomi appieno, resta sicuramente un’innovazione interessante nel mondo del padre, della figlia e del dottore che si ambientano decisamente in un’area espressionista evidente. In essa è di dovere il richiamo ai pittori Schiele e Kokoschka, ma anche al suo antesignano letterario, Pirandello. Il dialogo, che l’autrice ha armonizzato così bene per i nostri tempi, perché le battute si sottraggono ad una lunghezza eccessiva (come d’altra parte tutto il testo che dura un’ora e sette minuti, mandando a monte, in materia, tutta la normativa di Aristotele sulla commedia e sulla tragedia), si rifà sicuramente alla novella “La signora Frola, e il signor Ponza suo genero” e al dramma “Così è, se vi pare”.

Difficile era rendere l’ambiguità di chi fosse il vero responsabile della morte della madre – quasi in un tribunale in cui sia il padre che Laura tentano di dimostrare la loro innocenza, come in Pirandello - in modo che risultasse verosimile. Claudia ci è riuscita in maniera brillante, senza incorrere in forzature di fondo che in questi contesti tragici rischiano poi di suscitare il riso denigratorio degli spettatori attenti, o, per lo meno, la contestazione della critica. Questo mi pare il pregio maggiore, unito a quello che ha saputo innovare, rispetto a Pirandello, inserendo il momento erotico, più alluso che espresso, che non è un facile cedimento alla platea contemporanea, quanto piuttosto il richiamo alla legge che l’amore riesce a creare varchi e soluzioni parziali o definitive, là dove la semplice ragione non riesce ad arrivare.

La conclusione, che con buona probabilità mima “L’urlo” di Munch è una buona soluzione che si ricollega alla pantomima iniziale, richiamandosi al clima espressionista di tutta la composizione. Non so se l’idea sia dell’autrice o del regista – che ha dato di sé una prova convincente e sicura nelle luci sobrie, nei suoni indovinati, nella finestra che può essere spostata, creando differenti punti di osservazione – ma sicuramente dice plasticamente la disperazione di creature coinvolte in una ridda di avvenimenti che sfuggono al loro freno perché più grandi e complessi. Sarei curioso di leggere il testo per vedere il finale espresso a parole e non come appare in scena.

Quanto all’intento di spostarvi momenti di vita familiare odierna, in cui avviene lo scontro tra le giovani generazioni con quelle che immediatamente le precedono è sicuramente lodevole (e buon per chi li decifra). Affidato però ad un momento tragico quale appunto risulta dal dramma, mi pare che rischi di perdere parte della sua carica. Sono ben più sottili od insulse, infatti, le cause per cui in famiglia non si va d’accordo, al di là di tradimenti affettivi di madri o di padri. Gli attori risultano convincenti, specie Ivana che regge tutto l’arco della rappresentazione con variazioni di toni e di atteggiamenti, con maestria, oserei dire consumata, senza scadere in stanchezze di sorta. Possiede molte frecce nella sua faretra...”


Prof. Adalberto Valerani

Adalberto Valerani e professore di lingua e letteratura greca presso il Liceo San Giuseppe di Torino.