DEATH AND THE CITY

Il nuovo irriverente spettacolo della compagnia Arriva lo spettacolo più inatteso, in cui si parla con ironia della morte e della società moderna, senza riserve, senza paure...

PROGETTO EXPERIOR

Il piccolo faro Al teatro Espace di Torino tre piccoli spettacoli di giovani attori e artisti in collaborazione con i Benandanti, novità 2012 Per info sul progetto clicca qui.

 

MEMORIE DAL CONVENTO

Il nuovo spettacolo laboratorio scuola Per far rivivere la storia della Carmagnola manzoniana con gli studenti dei licei 11, 12, 20 maggio 2012 Auditorium Roccati di Carmagnola

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Teatro all’italiana

Dopo il 13 dicembre 2009 tutto il mondo parla dell’aggressione al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Miguel Mora, sul quotidiano spagnolo “El Paìs”, scrive: “l’Italia è un paese teatrale e i suoi politici riflettono più che mai questa caratteristica”. Di fronte a questa affermazione so esattamente per che cosa indignarmi di più: per un teatro che fa parlare di sé solo come metafora di stupidità e violenza.

Non che lo si voglia, certo che no! ma sta di fatto che le metafore teatrali (e cinematografiche) impiegate per rappresentare il disagio sociale e il dissesto politico, finanche per esaltare la violenza e l’insania di un libero arbitrio senza controllo, ormai in Italia si sprecano: “Ogni buon attore alla fine riceve la sua statuetta”, “facciamo teatro della politica”, “politici-teatranti”, “L’Italia è un paese dove il teatro diventa politica e la politica diventa teatro”, e così via. Come ha detto qualcuno, i confini della normalità sono stati valicati e la situazione sembra destinata a peggiorare.

In una simile condizione, il teatro certo non può reggersi sulle antiche gambe, e deve anche lui riciclarsi. Nel modo peggiore. Prima con i tagli al FUS, che la nuova finanziaria sembra intenzionata a incrementare, con buona pace delle donne delle pulizie che avranno sempre meno palchi e camerini da spolverare; poi con gli attori, che, in compagnia degli amici musicisti e cantanti, emigrano verso le fonderie brunettiane, a patto di trovarne qualcuna ancora aperta; da ultimo con un teatro che sostituisce l’incomprensibile politichese e salva capra e cavoli velando di una patina di leggittimissima “culturabilità” anche le figuracce e le azioni criminali.

Ma dove c’è violenza l’arte ha solo poche strade: tacere, urlare indignazione, parteggiare. In Italia, se tace, muore; se si indigna, viene uccisa; se parteggia, va avanti un po’, con le solite facce vecchie, stanche, nepotistiche, prezzolate, e spesso con poco da dire. Questo è il quadro che ci è destinato. La bellezza è un’altra storia.

Claudia Cravero