| Teatro all’italiana
Dopo il 13 dicembre 2009 tutto il mondo parla dell’aggressione al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Miguel Mora, sul quotidiano spagnolo “El Paìs”, scrive: “l’Italia è un paese teatrale e i suoi politici riflettono più che mai questa caratteristica”. Di fronte a questa affermazione so esattamente per che cosa indignarmi di più: per un teatro che fa parlare di sé solo come metafora di stupidità e violenza.
Non che lo si voglia, certo che no! ma sta di fatto che le metafore teatrali (e cinematografiche) impiegate per rappresentare il disagio sociale e il dissesto politico, finanche per esaltare la violenza e l’insania di un libero arbitrio senza controllo, ormai in Italia si sprecano: “Ogni buon attore alla fine riceve la sua statuetta”, “facciamo teatro della politica”, “politici-teatranti”, “L’Italia è un paese dove il teatro diventa politica e la politica diventa teatro”, e così via. Come ha detto qualcuno, i confini della normalità sono stati valicati e la situazione sembra destinata a peggiorare.
In una simile condizione, il teatro certo non può reggersi sulle antiche gambe, e deve anche lui riciclarsi. Nel modo peggiore. Prima con i tagli al FUS, che la nuova finanziaria sembra intenzionata a incrementare, con buona pace delle donne delle pulizie che avranno sempre meno palchi e camerini da spolverare; poi con gli attori, che, in compagnia degli amici musicisti e cantanti, emigrano verso le fonderie brunettiane, a patto di trovarne qualcuna ancora aperta; da ultimo con un teatro che sostituisce l’incomprensibile politichese e salva capra e cavoli velando di una patina di leggittimissima “culturabilità” anche le figuracce e le azioni criminali.
Ma dove c’è violenza l’arte ha solo poche strade: tacere, urlare indignazione, parteggiare. In Italia, se tace, muore; se si indigna, viene uccisa; se parteggia, va avanti un po’, con le solite facce vecchie, stanche, nepotistiche, prezzolate, e spesso con poco da dire. Questo è il quadro che ci è destinato. La bellezza è un’altra storia.
Claudia Cravero
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