DEATH AND THE CITY

Il nuovo irriverente spettacolo della compagnia Arriva lo spettacolo più inatteso, in cui si parla con ironia della morte e della società moderna, senza riserve, senza paure...

PROGETTO EXPERIOR

Il piccolo faro Al teatro Espace di Torino tre piccoli spettacoli di giovani attori e artisti in collaborazione con i Benandanti, novità 2012 Per info sul progetto clicca qui.

 

MEMORIE DAL CONVENTO

Il nuovo spettacolo laboratorio scuola Per far rivivere la storia della Carmagnola manzoniana con gli studenti dei licei 11, 12, 20 maggio 2012 Auditorium Roccati di Carmagnola

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Soleri: Arlecchino ma non troppo

Chi dice Arlecchino dice Soleri. Ma guai a pensare che sia vero anche il contrario.
Durante l’intervista condotta da Davico Bonino al famossissimo attore in occasione dell’apertura della Scuola dello Spettatore del Teatro Stabile di Torino (2 novembre 2009), qualcuno ci ha provato, e la reazione non si è fatta attendere: con un sorriso, un moto impaziente delle agili gambette e un picchiettare nervoso delle dita sul tavolo, l’ormai ottantenne Ferruccio Soleri ha dichiarato “
Io non sono solo Arlecchino, io sono un attore e vado dovunque mi si chiami a recitare anche altre parti!”.


E in effetti la carriera di Soleri passa attraverso Pirandello, Steinbeck, Ibsen, Brecht, Bulgakov, Shakespeare e molti altri, al fianco dei migliori registi, primo fra tutti Strehler. Cominciò da piccolo ammirando le prodezze dei saltimbanchi e degli acrobati del circo, e imparando da solo a fare capriole; fece il calciatore e si iscrisse infine alla facoltà di Fisica e Matematica “
perché era quella con meno esami”; poi all’università conobbe il teatro, lasciò tutto il resto e si gettò anima e corpo nll’Accademia di Arte drammatica per non abbandonare più il palcoscenico: “E dire che da piccolo non riuscivo mai a imparare le poesie a memoria
!”

Non è chiaro da quanti anni sia Arlecchino, ma sono tanti, forse cinquanta, forse quarantotto, forse “solo quarantasei”, ma in ogni caso la Commedia dell’Arte è rinata grazie a lui e grazie al suo mentore e padre artistico, il regista Giorgio Strehler: “
Mi prese in compagnia nella parte minore del cameriere affinché imparassi dall’Arlecchino di allora, Marcello Moretti, l’arte del personaggio e i suoi movimenti – racconta Soleri Strehler era duro, severissimo, ma si comportava così perché voleva estrarre dai suoi attori sempre il meglio e perché soffriva di un perenne senso di insoddisfazione verso l’opera perfetta
”. Moretti non fu un vero maestro per lui: Ferruccio dovette osservare e imparare da sé, provando e riprovando, fino a che non ebbe trovato un suo Arlecchino, personale, con i suoi lazzi speciali e i suoi movimenti singolari.

Oggi Arlecchino non esiste più – continua l’attore - : dove si trova nel nostro tempo un uomo che, ingenuamente e senza fini nascosti di potere e di ricchezza, tenti di servire contemporaneamente due padroni nel modo migliore? Ecco perché è difficile portare in scena questa maschera: essa necessita di vita vera, di un’umanità che in nessun sostituto ho ancora trovato
”. L’Arlecchino di Soleri è stato costruito con anni di studio e di preparazione fisica, ma anche con la saggezza di un attore completo, passato appunto attraverso molte esperienze e innumerevoli traguardi.

Chi sarà dunque il nuovo uomo delle toppe?
Io continuerò a portarlo in scena fino a quando potrò. E poi l’importante è che “Il servitor di due padroni” resti così come Giorgio lo aveva pensato, e andrà bene comunque”. Un sorriso timido e via.


Claudia Cravero