DEATH AND THE CITY

Il nuovo irriverente spettacolo della compagnia Arriva lo spettacolo più inatteso, in cui si parla con ironia della morte e della società moderna, senza riserve, senza paure...

PROGETTO EXPERIOR

Il piccolo faro Al teatro Espace di Torino tre piccoli spettacoli di giovani attori e artisti in collaborazione con i Benandanti, novità 2012 Per info sul progetto clicca qui.

 

MEMORIE DAL CONVENTO

Il nuovo spettacolo laboratorio scuola Per far rivivere la storia della Carmagnola manzoniana con gli studenti dei licei 11, 12, 20 maggio 2012 Auditorium Roccati di Carmagnola

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Al Gobetti con Umberto Orsini e Guido Davico Bonino c’eravamo anche noi

Vorrei essere un bambino che non sa e che sale sulla scena per la prima volta…”, così diceva l’attore al professore qualche anno fa, durante un’intervista. Giovedì 15 gennaio 2009, l’attore e il professore si sono incontrati di nuovo e quelle parole sono ritornate, ancora vere, ancora vive dopo molti anni: segno questo che un attore non smette mai la sua ricerca, non cessa mai di essere come un bambino che si entusiasma e si diverte; anche il professore è rimasto lo stesso. Si chiamano Umberto Orsini e Guido Davico Bonino.

Attori dal vivo
Ore 17:30: tutto accadeva nel teatro Gobetti, in occasione del primo di innumerevoli incontri con attori e registi che il Teatro Stabile ha messo in calendario per l’anno in corso: un appuntamento importante per permettere ai devoti e curiosi di parlare con i volti più conosciuti del panorama teatrale odierno. A inaugurare l’iniziativa “Foyer” è stato proprio Umberto Orsini, con Molly Sweeney di Brian Friel per la regia di De Rosa. Curatore e moderatore Davico Bonino. Presente un BenAndante.

Umberto Orsini: l’attore
Il primo: grande attore di cinema e di teatro, di un bel teatro ma di un cinema non sempre bello. Nasce a Novara il 2 aprile 1934 e ottiene i suoi primi veri successi sul palcoscenico negli anni Cinquanta, con la Compagnia dei Giovani e la regia di De Lullo; passa poi a Morelli–Stoppa, al Teatro Eliseo con Lavia, a Ronconi, rinunciando per ben due volte a Strehler: “Mi cercò quando mise in scena “Le baruffe chiozzotte” di Goldoni e poi per “L’opera da tre soldi” di Brecht: dopo aver penato anni per estirpare la parlata novarese avrei dovuto imparare altri dialetti. La cosa non mi andava e così dissi di no al maestro”.
Orsini lavora oggi con Andrea de Rosa che definisce “un giovane regista attento, raffinato e intelligente”, e dà in proposito un’anteprima sulla prossima stagione: dal 2 febbraio 2010 saranno ancora insieme a Torino, al Teatro Carignano, con “La tempesta” di Shakespeare.

Guido Davico Bonino: il professore
Il secondo: Davico Bonino, ex professore di Storia del Teatro all’Università degli Studi di Torino, è stato anche critico teatrale per La Stampa e collaboratore RAI. Oggi continua imperterrito a scrivere libri sul teatro e di critica letteraria ed è docente presso la Scuola dello Spettatore del Teatro Stabile di Torino. Amico di Orsini, suo “critico” e sostenitore, lo incalza con aneddoti e domande. Umberto risponde bene, con raffinatezza e sobrietà; la sua voce è calda e misurata, una voce di anni e anni di studio e interpretazione.

Un occhio alle novità
Umberto è famoso perché conosce a memoria tutti gli incassi di tutte le compagnie d’Italia” dice il prof. “Un tempo, forse: ora un po’ meno”, l’attore si cela dietro un sorrisetto compiaciuto. In effetti egli ancora oggi è curioso, vivace e soprattutto attento al futuro del teatro: “Sono interessato alle novità, alle nuove sceneggiature, e sono sempre alla ricerca di nuovi copioni, che leggo nel pomeriggio, quando mi ritempro prima di uno spettacolo”. Orsini volge però lo sguardo prevalentemente al teatro straniero, a quello del nord dell’Europa. A quello di Pinter, di Harwood e di Friel.

Molly Sweeney: i volti della cecità
Ma che ci dici di Molly?” incalza Bonino. Orsini parla con trasporto della sua ultima fatica, ispirato a un fatto reale raccontato dal neurologo Oliver Sacks nel suo saggio “Vedere e non vedere”. Ne parla con devozione perché questo non è solo un semplice spettacolo teatrale: è un esperimento registico, è un’apertura azzardata eppure affascinante su ampi problemi etici e filosofici. Il testo, ampiamente rimaneggiato dal regista e da Orsini, propone 40 minuti iniziali di parole al buio, claustrofobiche, imbarazzanti: Molly è una donna di 40 anni cieca, mirabilmente interpretata da Valentina Sperlì. Vive felice nella sua cecità con cui è nata, ma, quando con un’operazione torna a vedere, non solo le luci in sala si accendono, ma si accende anche la tragedia nel suo cuore. Cos’è dunque la “normalità”? Quella dell’uno o quella dei molti? Molly deve imparare a vedere, a prendere le misure, a riconoscere gli oggetti senza gli occhi delle sue mani. Alla fine deciderà di chiudere i veri occhi per tornare a vedere come vuole lei, ad essere serena e tranquilla.

Emozionarsi in platea senza spettacolo
Il colloquio si conclude dopo un’ora e lascia un retro gusto di curiosità e di appagamento insieme. Viene voglia di vedere lo spettacolo, viene voglia di leggere il copione e l’opera. Ma si sa qualcosa di più, dell’attore e dell’uomo. Del teatro di oggi. Per questo i Benandanti saranno ancora presenti ad altri incontri e ad altre interviste: per imparare, trasmettere, raccontare qualche parola sul teatro.

Claudia Cravero