DEATH AND THE CITY

Il nuovo irriverente spettacolo della compagnia Arriva lo spettacolo più inatteso, in cui si parla con ironia della morte e della società moderna, senza riserve, senza paure...

PROGETTO EXPERIOR

Il piccolo faro Al teatro Espace di Torino tre piccoli spettacoli di giovani attori e artisti in collaborazione con i Benandanti, novità 2012 Per info sul progetto clicca qui.

 

MEMORIE DAL CONVENTO

Il nuovo spettacolo laboratorio scuola Per far rivivere la storia della Carmagnola manzoniana con gli studenti dei licei 11, 12, 20 maggio 2012 Auditorium Roccati di Carmagnola

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TEATRO DA STAR

Servillo al Gobetti per le interviste di Foyer

Sempre più spesso mi ritrovo a chiedermi che tipo di teatro vorrei. E così leggo qualcosa qua e là, assisto agli spettacoli e ogni tanto seguo le interviste degli “arrivati”, i grandi attori, i grandi registi. Spero sempre di trovare qualcosa di nuovo, una risposta per le mie domande, e anche qualche dritta per le mie continue indagini sul tema. Ma non sempre i grandi riescono a rispondere.

Questa volta ci ho provato con Servillo – giovedì 26 febbraio, sempre al Gobetti per il ciclo di incontri Foyer del Teatro Stabile di Torino - confidando nella sua fama, nel suo talento, nella sua carriera. Le aspettative erano grandi: entrato giovanissimo nel Teatro Studio di Caserta, ha dato inizio ad una carriera teatrale di tutto rispetto, che è culminata nella realizzazione dei Teatri Uniti, con Mario Martone e Antonio Neiwiller, nel 1986; per non parlare poi di un’ampia carrellata di prodotti cinematografici, belli e brutti, tra cui gli indiscussi ultimi successi di “La ragazza del lago” e “Gomorra”.

Ma che dire? E’ come se dalle sue parole trasparissero, certo, l’abilità e l’esperienza dell’ attore-regista, ma niente di più. Non la voglia di rimettere in gioco il discorso teatrale con l’esplorazione, la ricerca, la novità; non la volontà di mettersi in gioco con proposte di nuovi percorsi, di nuove drammaturgie. Ma la voce di chi è appunto “arrivato”, di chi sa di essere un grande e dopo tutto chi glielo fa fare. Forse queste cose le fa e le pensa, però non le dice né le fa almeno intuire.

Servillo porta in scena in questi giorni, dopo una lunga tournee in giro per il mondo, la sua rilettura della
Trilogia della villeggiatura
di Goldoni. Una rilettura ricreata – si desume dalle sue parole – su una fortissima suggestione strehleriana, con un certo compiacimento nell’aver accorciato ulteriormente lo spettacolo rispetto al “maestro”. Dice dell’importanza di essere regista che recita, della personale apertura a un continuo scambio di interazioni artistiche con il suo cast, in cui i giovani “non vengono selezionati con provini, ma attraverso segnalazioni di persone fidate (n.d.r. da leggere come raccomandazioni?)”; aggiunge che è importante provare per molte settimane, e non solo per 20 giorni come fanno tutti oggi; che è fondamentale fare un teatro per il pubblico e non per se stessi. Bello, bellissimo, ma che c’è di nuovo nel piatto?

Insomma, a parte il piacere di sentire un attore parlare di sé – a volte anche in napoletano – e del proprio talento, e di vederlo sicuro sul palco mentre, davanti al microfono scomodo, tiene fra le dita il suo inseparabile sigaro con atteggiamento sportivo, tutto sommato non ho portato a casa molto.

Dunque ancora “teatro vo’ cercando ch’è sì caro”… e che l’ora non tardi a venire.

Claudia Cravero