| AntiStreghe al Borgo Medievale
Si festeggia la festa della donna tra teatro e condanne al rogo Domenica 8 marzo 2009, mentre in giro per Torino centinaia di persone andavano in estasi glicemica assaporando le delizie brune di CioccolaTò, al Borgo Medievale i Benandanti si aggiravano per le fredde e splendide sale del Castello, rievocando, con austerità e rigore, il tempo della caccia alle streghe. Perché leccando il fondo della pentola piena di crema gianduja, qualcuno si è anche ricordato che era la festa della donna e le ha dedicato un po’ di attenzione: la mimosa crudele della superstizione e dei processi sommari, con corollario di torture e condanne a morte cruente.
Festeggiare attraverso il ricordo E se la cosa può sembrare poco seducente per le signore donne, che vorrebbero sentirsi vezzeggiate e corteggiate e tenute allegre almeno il giorno della loro festa, senza ricordare che brutta fine hanno fatto le loro antenate, tuttavia la scelta dei responsabili del Borgo Medievale è stata assolutamente meritoria: come festeggiare meglio la donna rammentando le sofferenze inflittele in uno dei periodi storici più accesi di false credenze e di malsano fervore religioso? Tanto per suggerire un po’ di cordiale attenzione nell’oggi, visto il passato tormentato…
Inquisitori, spie e masche nella sala del trono Nella sala padronale del trono, sotto gli sguardi attenti di oltre cinquanta spettatori in prima infornata, Ivana Cravero, attrice della compagnia, ha fatto rivivere una dopo l’altra le tre facce della tragedia: l’inquisizione, la delazione, l’inutile difesa. In una regia semplice ma efficace, fatta di parole lette di certa intensità, di movimenti calibrati e palesi, di sguardi e pause a tratti eloquenti, il pubblico ha sentito raccontare la triste storia di tre streghe nostrane, masche per quelli di ieri, sfortunate e incomprese per quelli di oggi. In chiusura, un pezzo di alto pathos che non ha risparmiato qualche lacrimuccia: il monologo finale della Santa Giovanna di George Bernard Shaw. L’inaspettata affluenza di pubblico ha poi richiesto il bis, concesso con grande soddisfazione dai membri della compagnia riunita.
Luci e ombre per la festa Affascinante come in una giornata di sole si possa parlare di anni senza luce, di anime perdute, di coscienze avviluppate nella convulsa e morbosa volontà di sopraffazione. Il teatro può ricreare queste atmosfere, ridare voce a chi l’ha perduta, far parlare i santi e condannare i veri colpevoli. E tanto per concludere come si deve, seguiamo la pulzella d’Orleans mentre va verso la morte, delusa forse, ma irrobustita nelle convinzioni che Dio prima e un grande drammaturgo in seconda le hanno concesso…
“… mi sia ancora concesso di udire il frusciare del vento tra gli alberi, le allodole nella luce del sole, gli agnellini che piangono sotto la salubre rugiada, e le cento volte benedette campane della chiesa che mi portano le voci dei miei angeli, sulle ali del vento. Ma senza queste cose non posso vivere. E la vostra volontà di toglierle a me o a qualsiasi altra creatura umana, mi dimostra che il vostro consiglio non viene dal demonio, e il mio da Dio… sarete tutti contenti di vedermi bruciare viva; ma se io attraverserò le fiamme, le attraverserò per entrare nel loro cuore, per sempre, per sempre. E ora, Dio sia con me!”
Claudia Cravero
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