DEATH AND THE CITY

Il nuovo irriverente spettacolo della compagnia Arriva lo spettacolo più inatteso, in cui si parla con ironia della morte e della società moderna, senza riserve, senza paure...

PROGETTO EXPERIOR

Il piccolo faro Al teatro Espace di Torino tre piccoli spettacoli di giovani attori e artisti in collaborazione con i Benandanti, novità 2012 Per info sul progetto clicca qui.

 

MEMORIE DAL CONVENTO

Il nuovo spettacolo laboratorio scuola Per far rivivere la storia della Carmagnola manzoniana con gli studenti dei licei 11, 12, 20 maggio 2012 Auditorium Roccati di Carmagnola

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I tempi del teatro
il Sindaco di Eduardo
supera le tre ore di messa in scena (2009).

Oggi la percezione del tempo è cambiata e anche il teatro deve fare i conti con tale cambiamento. La televisione ci “obbliga” all’immediatezza dell’acquisizione di immagini e di informazione, e così fanno le centinaia di finestrelle che si aprono sui siti internet o sul desktop dei nostri telefonini. La pazienza e la calma non sono più di questo mondo e presto i buoni vecchi bradipi verranno brutalmente sterminati solo perché ritenuti insopportabilmente lenti. La soglia di attenzione si è abbassata ai limiti di guardia e così un bambino non è in grado di concentrarsi per più di 10 minuti; se ai semafori si impiegano 30 secondi più del necessario per ingranare la prima e ripartire al verde, scoppia la fanfara dei clacson; nei negozi le code sono piene di insofferenza e pensieri negativi, specie se arriva qualcuno alle casse e non trova la monetina da 2 centesimi per favorire la cassiera sul resto. Insomma: siamo un pianeta di nevrotici in fibrillazione.In questo quadro quali sono oggi i tempi del teatro?

Giuffrè al Carignano dirige e interpreta Antonio Barracano
Giovedì 2 aprile sono stata al Carignano di Torino per assistere alla messa in scena del capolavoro di Eduardo De Filippo “Il sindaco del rione Sanità”, diretto e interpretato da Carlo Giuffrè. Lo spettacolo è durato 3 ore e mezza e, sotto la pioggia scrosciante e il buio umido, sono tornata a casa all’una passata. Una storia di giustizia “a modo mio”, in cui il vecchio ex boss mafioso Antonio Barracano muore tentando di imporre il suo concetto di pace nel piccolo rione Sanità di Napoli da lui controllato. Intenso, a tratti comico, spigliato e spontaneo, la rappresentazione è filata liscia, con lunghi dialoghi infarciti di belle narrazioni, flash back e quadri di vita deliziosi. Le tre ore insomma ci sono state tutte, ma la noia è sempre in agguato.

Ronconiadi, Peste e Demoni: il teatro che sfora
Ripenso ad altri allestimenti come le Ronconiadi ai tempi delle Olimpiadi di Torino, oppure alla Peste di Camus portata in scena alla Cavallerizza Reale nel 2004 per la regia di Claudio Longhi: si erano raggiunte le sei ore di recitazione. Notizia di questi giorni, le 13 ore dei Demòni di Peter Stein nella coproduzione Compagnia Peter Stein e Fondazione Teatro Stabile di Torino sono saltate: è andato tutto a monte perché troppo lungo, perché troppo costoso. Mi chiedo in effetti quale rientro economico, in termini di stacco di biglietti, avrebbe avuto un simile kolossal (i tempi di Stein sono per altro famosi) che avrebbe obbligato non solo attori e tecnici a un turnover estenuante, ma anche gli spettatori a una mezza giornata abbondante di formicolio alle gambe.

Tagliare i testi: ammodernare o spendere meno?
Io sono per il rispetto del testo, perché se è stato scritto così eccetera eccetera. Ma quanti sono disposti oggi a stare più di tre ore in teatro senza spazientirsi? Lo snellimento dei testi non deve per forza portare con sé la deprivazione del significato dell’opera: credo si possa parlare di ammodernamento senza sentirsi alienati o imbecilli. E così si effettuano tagli: alcuni assolutamente indispensabili altri auspicabili. Quando Shakespeare scriveva l’Amleto, pensava al suo pubblico che non avrebbe visto nebbia, porte e cunicoli segreti: queste cose occorreva “farle vedere” perché non c’erano sul palco del Globe e battute come “Ho aperto la porta” oggi sarebbero non dico solo ridicole ma addirittura incomprensibili, perché prive di senso davanti a una scenografia. Oggi il teatro è diverso, diverso è il pubblico, diversi sono gli attori. Si mantenga dunque il testo, si mantenga assolutamente il suo messaggio e si tuteli la sua bellezza di parola e di immagine, ma non si dimentichi che lo spettacolo è per chi lo fa e per chi lo guarda e se tutti si mettono a russare, forse è bene ripensarci. Il giusto mezzo, insomma.

A nessun autore – me compresa – piace vedersi tagliare un testo. Ma la legge dell’accetta è ormai una prassi, per diverse ragioni che possono anche esulare da una maggiore esigenza di attualizzazione. I costi vanno contenuti, i personaggi in scena pure. Meno battute, meno attori da pagare, meno spese. Non è bello ma accade. Vorrei pensare che i tagli siano per lo più frutto di una valida regia pensante, di interpretazione, di ridefinizione d’intenti narrativi. Ma spesso è solo questione di vil denaro e così mi vien da urlare, ma taccio e vado avanti.

Claudia Cravero