| TEATRO D’APPARTAMENTO
Fino a ieri c’erano i topi da appartamento e le piante da appartamento, ma il teatro d’appartamento è decisamente una novità. In effetti qualche avvisaglia già si ebbe nel secolo scorso, con le avanguardie, che scoprivano le cantine e i magazzini come “spazio fisico”, espressione da allora inflazionata talora con soluzioni inaspettate: molti l’hanno cercato come El Dorado o come il tesoro di Paperon de’ Paperoni, perché il tradizionale palcoscenico era da retrogradi benpensanti borghesi avviliti, mentre bisognava esplorare, cercando il nuovo che era “contro”. Ma il momento storico e le tendenze lo consentivano, anzi lo chiedevano a gran voce. E così lì, con qualche accorgimento, è nato il teatro del Novecento, il grande teatro contemporaneo.
Al lupo al lupo! Poi, come ha fatto anche Cappuccetto Rosso, ci si è persi nel bosco delle fantasie artistiche, delle pulsioni intestinali e dei desideri proibiti, affondando nel relativismo delle immense possibilità, spesso senza molta chiarezza. Oggi il teatro affronta molti problemi, e due mi sembrano pressanti più di altri: la mancanza di denaro e l’attore “fai da te”. Che i soldi non ci siano ormai lo sanno anche le pietre (tanto che si è indotti a pensare che sia una fanfaluca per tenerli nascosti…); che il teatro sia degenerato non lo ammettono tutti, perché tendono a mascherare questa verità dietro parole come “novità esplorativa”, “sperimentazione”, o dietro impellenti necessità come quella di andare dietro ai gusti del pubblico che sono cambiati. Anche lo smog è aumentato, ma non per questo abbiamo smesso di respirare: si muore un po’ di più e un po’ più male, ma finché si campa, i polmoni fanno quel che possono ma lo fanno. Qualcuno del teatro un po’ meno.
Teatro da motel Sicuramente la soglia di attenzione si è abbassata, si è abbassato il livello culturale e quello di comprensione; la gamma di offerte è aumentata in modo inversamente proporzionale all’interesse per cui abbiamo persone sempre meno attente a cui si concede sempre di più. Il teatro dunque resta, e guai a mandarlo al macero, ma è necessario cambiare! E così si tentano nuovi approcci: si fa il teatro nelle camere d’hotel, negli appartamenti privati, nei pied a terre; si recita per una persona sola o, al massimo, per una famigliola riunita; ci si “affitta” nelle case degli altri, portando il teatro a domicilio. Questo è il “teatro d’appartamento” del XXI secolo. Mentre si passa l’aspirapolvere o si pulisce la tazza del gabinetto, lui dice a lei che non la ama più; lei piange e, tenendo lo sturalavandini ben stretto in mano, fa partire un monologo struggente sull’apocalisse dei lavori domestici che sconquassano il matrimonio e riducono la donna a una serva dello strofinaccio. Lui si siede sul letto e mostra un video agli spettatori, mentre lei si traveste da prostituta nell’altra stanza e offre gin tonic e osservazioni scottanti sul suo passato rosso fuoco. Perché così la gente è più coinvolta e “abbatte le barriere”. Insomma, un teatro raccolto, per pochi, fatto con poco. Mi chiedo se questo sia teatro.
Teatro o intrattenimento? Se ci lamentiamo che il teatro non è conosciuto e poi lo portiamo a una persona per volta, un po’ di fatica la si fa a farlo uscire. Il rapporto con il pubblico che applaude, tossisce, ride, si soffia il naso; le produzioni di interazione attore-regista-pubblico; la fruizione di testi complessi che dicano qualcosa di più di poche singole frustrazioni, credo che tutto questo ancora possa e debba continuare ad esistere. Credo che non si debba, oggi soprattutto, confondere l’intrattenimento con un buon lavoro teatrale. Il cambiamento c’è, e non vogliamo nasconderlo, ma la ricerca a tutti i costi, la frenesia del voler dire l’inaudito e l’inudibile talora scadono nell’esigenza fastidiosa di riciclarsi, di lavorare a tutti i costi pur di apparire da qualche parte, o solo per tirare su la pagnotta. E la pagnotta è sacrosanta. Ma sacrosanto è anche il rispetto per chi il lavoro teatrale lo fa bene e per davvero. Perché allora anche io potrei domani improvvisarmi cuoca, scrittrice di poesie erotiche o capotreno, ma gli esiti non sarebbero forse del tutto soddisfacenti. E’ dunque bene fermarsi, chiedersi cosa sia o voglia diventare oggi il teatro, cosa voglia essere veramente. Un teatro vero di idee, di ricerca, di sacrificio, di rispetto. E nell’appartamento lasciamoci il gatto e le piante grasse della zia Pina.
Claudia Cravero

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