DEATH AND THE CITY

Il nuovo irriverente spettacolo della compagnia Arriva lo spettacolo più inatteso, in cui si parla con ironia della morte e della società moderna, senza riserve, senza paure...

PROGETTO EXPERIOR

Il piccolo faro Al teatro Espace di Torino tre piccoli spettacoli di giovani attori e artisti in collaborazione con i Benandanti, novità 2012 Per info sul progetto clicca qui.

 

MEMORIE DAL CONVENTO

Il nuovo spettacolo laboratorio scuola Per far rivivere la storia della Carmagnola manzoniana con gli studenti dei licei 11, 12, 20 maggio 2012 Auditorium Roccati di Carmagnola

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TEATRO D’APPARTAMENTO

Fino a ieri c’erano i topi da appartamento e le piante da appartamento, ma il teatro d’appartamento è decisamente una novità. In effetti qualche avvisaglia già si ebbe nel secolo scorso, con le avanguardie, che scoprivano le cantine e i magazzini come “spazio fisico”, espressione da allora inflazionata talora con soluzioni inaspettate: molti l’hanno cercato come El Dorado o come il tesoro di Paperon de’ Paperoni, perché il tradizionale palcoscenico era da retrogradi benpensanti borghesi avviliti, mentre bisognava esplorare, cercando il nuovo che era “contro”. Ma il momento storico e le tendenze lo consentivano, anzi lo chiedevano a gran voce. E così lì, con qualche accorgimento, è nato il teatro del Novecento, il grande teatro contemporaneo.

Al lupo al lupo!
Poi, come ha fatto anche Cappuccetto Rosso, ci si è persi nel bosco delle fantasie artistiche, delle pulsioni intestinali e dei desideri proibiti, affondando nel relativismo delle immense possibilità, spesso senza molta chiarezza. Oggi il teatro affronta molti problemi, e due mi sembrano pressanti più di altri: la mancanza di denaro e l’attore “fai da te”. Che i soldi non ci siano ormai lo sanno anche le pietre (tanto che si è indotti a pensare che sia una fanfaluca per tenerli nascosti…); che il teatro sia degenerato non lo ammettono tutti, perché tendono a mascherare questa verità dietro parole come “novità esplorativa”, “sperimentazione”, o dietro impellenti necessità come quella di andare dietro ai gusti del pubblico che sono cambiati. Anche lo smog è aumentato, ma non per questo abbiamo smesso di respirare: si muore un po’ di più e un po’ più male, ma finché si campa, i polmoni fanno quel che possono ma lo fanno. Qualcuno del teatro un po’ meno.

Teatro da motel
Sicuramente la soglia di attenzione si è abbassata, si è abbassato il livello culturale e quello di comprensione; la gamma di offerte è aumentata in modo inversamente proporzionale all’interesse per cui abbiamo persone sempre meno attente a cui si concede sempre di più. Il teatro dunque resta, e guai a mandarlo al macero, ma è necessario cambiare! E così si tentano nuovi approcci: si fa il teatro nelle camere d’hotel, negli appartamenti privati, nei pied a terre; si recita per una persona sola o, al massimo, per una famigliola riunita; ci si “affitta” nelle case degli altri, portando il teatro a domicilio. Questo è il “teatro d’appartamento” del XXI secolo. Mentre si passa l’aspirapolvere o si pulisce la tazza del gabinetto, lui dice a lei che non la ama più; lei piange e, tenendo lo sturalavandini ben stretto in mano, fa partire un monologo struggente sull’apocalisse dei lavori domestici che sconquassano il matrimonio e riducono la donna a una serva dello strofinaccio. Lui si siede sul letto e mostra un video agli spettatori, mentre lei si traveste da prostituta nell’altra stanza e offre gin tonic e osservazioni scottanti sul suo passato rosso fuoco. Perché così la gente è più coinvolta e “abbatte le barriere”. Insomma, un teatro raccolto, per pochi, fatto con poco. Mi chiedo se questo sia teatro.

Teatro o intrattenimento?
Se ci lamentiamo che il teatro non è conosciuto e poi lo portiamo a una persona per volta, un po’ di fatica la si fa a farlo uscire. Il rapporto con il pubblico che applaude, tossisce, ride, si soffia il naso; le produzioni di interazione attore-regista-pubblico; la fruizione di testi complessi che dicano qualcosa di più di poche singole frustrazioni, credo che tutto questo ancora possa e debba continuare ad esistere. Credo che non si debba, oggi soprattutto, confondere l’intrattenimento con un buon lavoro teatrale. Il cambiamento c’è, e non vogliamo nasconderlo, ma la ricerca a tutti i costi, la frenesia del voler dire l’inaudito e l’inudibile talora scadono nell’esigenza fastidiosa di riciclarsi, di lavorare a tutti i costi pur di apparire da qualche parte, o solo per tirare su la pagnotta. E la pagnotta è sacrosanta. Ma sacrosanto è anche il rispetto per chi il lavoro teatrale lo fa bene e per davvero. Perché allora anche io potrei domani improvvisarmi cuoca, scrittrice di poesie erotiche o capotreno, ma gli esiti non sarebbero forse del tutto soddisfacenti. E’ dunque bene fermarsi, chiedersi cosa sia o voglia diventare oggi il teatro, cosa voglia essere veramente. Un teatro vero di idee, di ricerca, di sacrificio, di rispetto. E nell’appartamento lasciamoci il gatto e le piante grasse della zia Pina.

Claudia Cravero