DEATH AND THE CITY

Il nuovo irriverente spettacolo della compagnia Arriva lo spettacolo più inatteso, in cui si parla con ironia della morte e della società moderna, senza riserve, senza paure...

PROGETTO EXPERIOR

Il piccolo faro Al teatro Espace di Torino tre piccoli spettacoli di giovani attori e artisti in collaborazione con i Benandanti, novità 2012 Per info sul progetto clicca qui.

 

MEMORIE DAL CONVENTO

Il nuovo spettacolo laboratorio scuola Per far rivivere la storia della Carmagnola manzoniana con gli studenti dei licei 11, 12, 20 maggio 2012 Auditorium Roccati di Carmagnola

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Biennale Democrazia 2009
Democrazia: cosa può fare uno scrittore?

E’ piovuto a catinelle sul giorno di chiusura della Biennale Democrazia di Torino che, dal 22 al 26 aprile, ha tentato di coinvolgere il suo pubblico in una vasta ed eterogenea riflessione etico-politica. Uno dei tanti contenitori dove ci sta tutto e (forse) ci sta niente (una semplice anticipazione dei festeggiamenti per il prossimo 150esimo dell’Unità d’Italia o una spintarella verso i più vicini seggi elettorali di giugno?), che ha dato spazio a conferenze, dibattiti, teatro, mostre. C’era davvero tutto, anche il presidente Napolitano. E, come troppo poco spesso accade, un angolino l’anno riservato anche agli scrittori, a quelli che dovrebbero o potrebbero fare la democrazia con la loro penna, o il loro pc, se preferite. Una conferenza domenicale alle 11 del mattino al teatro Gobetti.

Una Cantarella fuori parte
Un appuntamento che ha lasciato un po’ perplessi, già a partire dalla bancarella di una nota libreria torinese posta nel foyer del teatro su cui erano esposti per la vendita i libri dei quattro intervenuti al dibattito… Poi una moderatrice di tutto rispetto, ma che poco aveva della moderatrice: la prof.ssa Eva Cantarella. La sig.ra, dal curriculum assolutamente invidiabile in quanto noto storico e giurista, non è riuscita del tutto nell’intento di passare la palla fra i tre relatori, attardandosi a parlare dei suoi amatissimi antichi romani, con uno scivolone anche sulla “virilità dello stupro”, secondo cui gli uomini di Cicerone violentavano donne e schiavi per dimostrare di non essere femminucce. Ma lo scivolone era in buona compagnia.

Le mozzarelle di Pascale
Per primo ha preso la parola Antonio Pascale, giornalista e scrittore napoletano, che in un lungo accoratissimo monologo ha parlato più di mozzarelle di bufala e di OGM che di intellettuali. C’era da capirlo: agronomo di nascita e di talento, Pascale filtra da sempre la sua scrittura attraverso ciò che conosce meglio, ma qui forse era il caso di tagliare un po’. Per fortuna il concetto di “corpo mistico” ha portato il discorso un po’ più sui binari: la gente vuole leggere sui giornali e sui libri quello che conosce e quello che le permette di essere buona a tutti i costi, non le interessa che la notizia sia attendibile. Le interessa che le tocchi il cuore nel bene e nel male.

Lo scrittore sopra-politico di Scurati
E sull’inattendibilità delle notizie giornalistiche ha espresso un giudizio negativo anche Antonio Scurati, autore del recente Il bambino che sognava la fine del mondo
(Bompiani 2009). Per Scurati la degenerazione è nata con le Tv commerciali che dall’ormai lontano 1980 hanno cominciato a mietere vittime tra le coscienze, pur senza compromettere la salute mentale dello scrittore vero: questi sarebbe in sostanza sopra ogni parte politica e farebbe democrazia col solo suo scrivere “con eleganza, sottigliezza, col suo far fiorire la varietà umana e col suo accogliere l’individuo nelle sue varie sfumature”. I regimi autarchici usano una lingua barbarica, rozza, forte, semplice e diretta; la lingua della democrazia è la lingua della bellezza. Nessun autore è anti-democratico mentre scrive: solo prima o dopo aver preso la penna in mano può esserlo, non durante.

Luca Rastello, voce di “postilla”
In coda e costretto alla sintesi da postilla, Luca Rastello non ha del tutto appoggiato le precedenti posizioni. Anche lui giornalista, anche lui scrittore (Io sono il mercato,
Chiarelettere 2009), ha sì denunciato, seppur con un po’ di deferenza verso il proprio mestiere, l’oggettiva difficoltà delle testate giornalistiche nell’andare dietro ai tempi, costrette entro le leggi del marketing più spregiudicato; ma, nel parlare di scrittori, Rastello ha anche rivendicato le dure posizioni di alcuni che molto spesso fanno dei loro romanzi delle vere bandiere di ideali religiosi, etici e politici. Senza altri commenti.

Credo che in tutto ciò sia mancato lo scrittore. Si è parlato di storia, di televisione, di semi trattati in laboratorio e anche di Adriano Celentano, ma non è stato fatto un discorso che andasse oltre le specificità, si è sentita la mancanza una riflessione astratta, superiore, generale sulla professione dello scrittore che rispondesse alla domanda per cui tutti erano lì convenuti. Forse non c’è stata preparazione, forse non poteva essere altrimenti, forse è difficile arrivare a dire cosa oggi possa fare chi scrive per la democrazia. Cosa può fare, per esempio, uno scrittore di teatro? La domanda andrebbe ribaltata: cosa il pubblico si aspetta che faccia? Può disattendere e far di testa sua oppure seguire la legge della domanda e dell’offerta. Domande difficili.
Questa storia ce la racconteremo un’altra volta.

Claudia Cravero