DEATH AND THE CITY

Il nuovo irriverente spettacolo della compagnia Arriva lo spettacolo più inatteso, in cui si parla con ironia della morte e della società moderna, senza riserve, senza paure...

PROGETTO EXPERIOR

Il piccolo faro Al teatro Espace di Torino tre piccoli spettacoli di giovani attori e artisti in collaborazione con i Benandanti, novità 2012 Per info sul progetto clicca qui.

 

MEMORIE DAL CONVENTO

Il nuovo spettacolo laboratorio scuola Per far rivivere la storia della Carmagnola manzoniana con gli studenti dei licei 11, 12, 20 maggio 2012 Auditorium Roccati di Carmagnola

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Riflessioni su un teatro di ri - generazione

Grande successo per Gianrico Tedeschi
che porta in scena Svevo

Riflettere sul teatro andando a teatro è una cosa che mi piace e che quindi faccio spesso. Ultimamente mi è capitato assistendo a un gradevolissimo spettacolo dal titolo già di per sé eloquente, “La rigenerazione”, al Teatro Carignano di Torino, dal 5 al 17 maggio 2009.

Il teatro di Svevo
Il testo, opera di Italo Svevo, si può considerare a buon diritto la continuazione della Coscienza di Zeno, in cui un Cosini “altro”, più vecchio e meno disfattista, decide di sottoporsi a una non ben definita operazione per ringiovanire. Una commedia amara sul conflitto generazionale, ma più ancora sul dissidio interiore di chi è avanti con gli anni e vorrebbe averne venti; che non sa se essere un “vecchio giovane” o un “giovane vecchio”. Con un occhio sempre attento alla psicanalisi, che emerge qua e là attraverso i sogni del protagonista, Giovanni Chierici, la storia racconta la borghesia sveviana mitteleuropea, quella benpensante che opprime mentre protegge; e mentre Chierici, ritrovata forse la vera baldanza giovanile – più di testa che di fatto -, comprende che è meglio rimanere legato ai propri ruoli e a una forte “moralità” di comportamenti e di desideri, per salvare una famiglia altrimenti spezzata, tutti intorno a lui continuano a vivere la loro ottusa quotidianità di “belle maniere”, di moglie, di figlia vedova, di servetta allegrotta e di aspirante fidanzato invadente e baldanzoso.

Famiglia Tedeschi
In tutto questo, ad accrescere ulteriormente l’atmosfera meta teatrale, si è calato nei panni del vecchio padre un fantastico Gianrico Tedeschi, grande attore e doppiatore, che, alle soglie ormai dei novant’anni, si è in effetti “rigenerato” davanti al pubblico rivelando ancora una sorprendente agilità. Accanto a lui, sua figlia, Sveva Tedeschi, unico neo della compagnia, con una recitazione un po’ legnosa e poco coinvolgente. Ma non solo questo: a spettacolo concluso, sotto una pioggia di applausi, è comparso sul palco il nipotino Tedeschi, la terza generazione di questa famiglia del teatro italiano: il giovanissimo e il vecchio sono rimasti soli sul palco, uno disinvolto per aver ormai sperimentato molto, l’altro per non aver ancora conosciuto quasi nulla. Entrambi erano lì, in mezzo al sipario aperto e con loro ho visto cosa può davvero essere il teatro.

Malattia teatro
Può essere vita che racconta se stessa, che ragiona sulle sue tappe e che si porta in scena, fondendosi con l’esistenza vera, quella che gli attori, la gente del pubblico, le persone dietro le quinte subiscono o godono ogni giorno; è qualcosa che entra nel sangue, nel DNA, per non abbandonarlo mai, di padre in figlio. Forse è una malattia, è un pensiero, è una mania, una metamorfosi obbligata. Ma se ti prende, è fatta: non ti lascia più. De Filippo, Gassman, Pambieri… grandi nomi che, per bravura o solo per nome, hanno continuato questa magia l’uno nell’altro, con luci e ombre, ma sempre con il cuore sul palcoscenico, malati di teatro, vivi di teatro. Hanno vissuto se stessi attraverso e con il teatro, da bambini, da giovani, da vecchi, anche per noi, che stiamo a guardare.

Claudia Cravero