| ARTE CUM TEATRO

Ultimamente, durante uno dei miei soliti giri di “scoperta” teatrale, mi sono ritrovata all’Accademia delle Belle Arti di Torino, altrimenti detta Accademia Albertina. L’occasione era insolita ma assolutamente allettante: il prof. Guido Davico Bonino, esimio docente universitario e critico teatrale torinese in pensione, Roberto Gho, responsabile Ufficio Produzione del Teatro Stabile di Torino, e Valeriano Gialli, attore del Teatro Envers, hanno presentato, a metà tra un reading e un quadro teatrale, un breve omaggio a Samuel Beckett, attraverso alcune sue “inquietanti” raccolte di racconti e prose narrative brevi.
Davico e Gialli impersonavano l’uno lo stesso Beckett, tormentato da “affetti domestici repressi, pulsioni affettive soffocate, desideri frustrati”, l’altro il suo doppio, Belacqua, personaggio dantesco pigro e negligente, che compare citato per la prima volta dall’autore irlandese nel suo racconto “Dante e l’aragosta”, del 1934. Parole talora forti e fastidiose, talora toccanti, nella cornice insolita di un laboratorio artistico. Si era al primo piano della “rotonda” dell’Accademia, quello dedicato alla realizzazione di scenografie teatrali; nel grande salone ellittico dalle alte ed ampie finestre, sotto la luce del tardo pomeriggio, i tre recitavano nel centro, mentre d’intorno facevano bella mostra di sé alti fondali variopinti, murales improvvisati, ampi tavoli sporchi di vernice e tavoli, sedie, sgabelli, manichini, scatole, pennelli, armadi. Tra questi un pubblico di affezionati. E da qui la suggestione delle armonie: parole e arte del teatro insieme, all’interno delle forme di un’architettura antica, che unisce la bellezza degli anni alla trascuratezza dell’artista, che vede oltre e non si cura dell’immanente.
Insomma un’atmosfera palpabile, profumata quasi dei colori dell’arte tutta, che è fatta di molti nomi, molti volti, molti saperi, molte attitudini, che proprio nel teatro si sposano e si realizzano, come in un universo eufonico che spero possa un giorno realizzarsi, non solo nei sogni.
Claudia Cravero
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