| Le onde del teatro di Ibsen sorprendono ancora
All’apertura dei provini per la Scuola per Attori del Teatro Stabile di Torino i Benandanti propongono un laboratorio sulla Donna del Mare
Mai nessun’opera teatrale mi ha sorpresa come “La donna del mare” di Henrik Ibsen. Quando? Nel momento in cui mi sono vista comparire di fronte lo straniero, quello senza un nome, quello che ti aspetti di non vedere mai perché pensi che sia il volto dimenticato di un amore impossibile o addirittura il frutto di una mente tediata e nostalgica. E invece no, lui arriva e compare davanti a Ellida (la protagonista) come un lampo a ciel sereno, e davanti al pubblico che non se lo aspetta. Almeno io non me lo aspettavo.
Opera senza sospetto Anche per questo la compagnia ha scelto “La donna del mare” per il suo laboratorio di settembre. Perché è un’opera delicata, tormentata, e a modo suo insospettabile. Il contesto è quello norvegese, che, a memoria di grandi autori del passato e di best sellers della contemporaneità, si presenta ammantato di un’aura mitica, del mito realistico, psicologicamente ben delineato; è la Norvegia dei fiordi, dei rilievi arditi, di re Olav e dei suoi elfi, ma soprattutto del mare. La protagonista della nostra storia è proprio una donna del mare, figlia del guardiano del faro e un po’ anche delle onde. Ellida ha sposato un medico, un piccolo borghese alle sue seconde nozze, e ha in seno alcune tragedie e alcuni segreti: un figlio morto, l’amore di uno sconosciuto, il desiderio di sentirsi libera di scegliere. Questa è la vera meta di Ellida: arrivare a poter finalmente scegliere. Tutto ruota intorno a questo perno, con eleganza e un andirivieni di personaggi e di emozioni, come se fossero i marosi che vanno e vengono, si avvicinano e poi si ritraggono dalla battigia.
La donna della Sontag Ma questo non basta. Susan Sontag, scrittrice statunitense morta nel 2004, ha riveduto il testo di Ibsen riducendone i personaggi e esplorandone maggiormente la psicologia “Quello che ho scritto, sia aggiungendo che sottraendo a quel che ha scritto Ibsen - afferma la Sontag - costituisce una sorta di scavo e ricostruzione archeologica della trama ibseniana: un ipotetico testo "originario" che accentua le fonti folcloristiche, sicuramente note a Ibsen, e utilizza un metodo attraverso cui i personaggi presentano se stessi ed esprimono i loro conflitti che, per franchezza e frontalità, è allo stesso tempo più arcaico e più moderno di quello ibseniano”. Proprio il testo della Sontag e quello di Ibsen saranno posti a confronto durante il laboratorio, attraverso l’abile conduzione del regista Alberto Oliva, che spiega: “Al centro del capolavoro di Ibsen e della recente riscrittura di Susan Sontag c’è il mare, con il suo potere di attrazione e repulsione, come metafora del nostro rapporto con l’Altro, l’ignoto, lo Straniero. Il laboratorio si propone di stimolare l’immaginario creativo dell’attore su questo tema per riuscire a comunicare concretamente tutto il potere evocativo che la parola teatrale possiede”. Un punto fondamentale sarà, in questa analisi contrastiva, la condivisione dei diversi immaginari dei partecipanti, anche attraverso la pittura, affinché essi “vedano” e interpretino con le molte emozioni della parola, della vista, del movimento e della mente.
Perché un laboratorio a settembre? Il laboratorio viene proposto in un momento importante dell’anno, alcune settimane prima cioè dei provini delle principali Accademie Teatrali, come quella del Teatro Stabile di Torino (Scuola per Attori 2009/2013) o della Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano o ancora della Scuola del Teatro Stabile di Genova, per restare sui confini. Esso darà la possibilità a chi vorrà cimentarsi con le prove per le selezioni di avere a disposizione due opere affascinanti, ben delineate, su cui avrà lavorato senza limitarsi ad impararle a memoria. Per conoscere, interpretare, anche introiettare dei testi attraverso un approccio consapevole e registicamente strutturato.
Claudia Cravero
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