| Il provino triste
L’anno di un attore oggi è scandito dal nutrito e devastante calendario dei provini: un dato di fatto. Si esce dall’Accademia e si comincia, per continuare a volte fino alla pensione. Alcuni provini vengono pubblicizzati via internet; altri si conoscono per passa parola oppure grazie ad opportuni siti a pagamento che ti tengono informato dopo averti dissanguato. Sono ovunque, in grandi e piccole città, su e giù per l’Italia, sopra e sotto, a destra e a sinistra. Alcuni sono coperture di scelta su curriculum (vale a dire che guardano la foto e decidono se sei più Cristiana Capotondi o Mariangela Melato…), altri invece sono, almeno in apparenza, provini veri e c’è qualcuno che si degna di vederti per capire se i tuoi genitori ti hanno almeno insegnato a parlare.
Grazie, le faremo sapere Si arriva in teatro e lì le situazioni sono piuttosto varie: si può scoprire che la convocazione era ad un'altra ora del giorno precedente o successivo, perché le segretarie del regista (sedicenti aiuto regista che portano caffè e fanno fax) si sono confuse, ma non è colpa loro; oppure il provino si riduce a farti salire sul palco per chiederti di dire il tuo nome, seguito da un “Grazie, le faremo sapere”. Nei casi più belli, in cui si matura un grande senso di condivisione umana, ci si ritrova in compagnia di centinaia di colleghi, di tutte le età, confluiti lì con grandi e tenere speranze: ci sono i tuoi ex compagni di corso, i tuoi colleghi di qualche spettacolo, quelli che hai solo visto sul palco o solo in foto o di cui hai sentito parlare da qualcun altro; ci sono proprio tutti quanti, non uno di più e non uno di meno. Allora, per fare prima, il regista procede con il “provino di gruppo”, in cui al microfono annuncia: “Ora salite in 12 sul palco, immaginate di essere al supermercato e improvvisate”; gli attori iniziano a muoversi, ciascuno per conto proprio, strisciando sul loro lato migliore e tirando fuori timbrature di voce calde e affascinanti. Si suda, ci si arrabbia e poi si spera di passare indenni la prima scrematura.
Sei il migliore, ma non ti assumo! A qualcuno va bene e la speranza cresce: ricevi la telefonata in cui ti dicono che siete rimasti solo in tre, ma che praticamente la parte è tua. Allora torni, fai un monologo tragico, uno comico, un colloquio, ti senti già ricco e sistemato, proponi alla tua ragazza di sposarti e poi due giorni dopo ti telefonano di nuovo, mesti e tapini, e ti dicono che non ti hanno preso perché “a pensarci bene quella parte era fatta apposta per Scamarcio”. Ci dispiace tanto, sarà per un’altra volta. E vogliamo dimenticare i provini fatti sulle ginocchia del regista? Non scendo in dettagli, ma molti attori, soprattutto del piccolo schermo, ma anche del grande palco, li hanno fatti e – triste a dirsi – sono serviti.
La copertura si sa ma non si dice I provini ricevono finanziamenti, i provini fanno da copertura, i provini fanno credere a tutti che in ogni caso prima di prendere uno del Grande Fratello almeno un po’ ci hanno pensato. E il peggio è che molti attori ancora ci credono, si illudono, corrono, spendono e poi si demotivano; il peggio del peggio è che si lamentano dei provini anche i giovinotti scartati dalle selezioni per veline e tronisti, ma questa storia vorrei risparmiarmela…
Che dire? Certo gli attori non possono farci nulla, se non accettare che al giorno d’oggi in Italia questa è una strada triste e fasulla. Per carità, qualcuno che lavora nelle belle compagnie e se lo merita ancora c’è, ma questa non è più la regola. E non si può fare la guerra perché il nemico è troppo ben protetto e perché il vortice del nepotismo, della corruzione, del centralismo decisionale sono la nuova legge; ma si può almeno prenderne coscienza, e questo non è un dato irrilevante: alcuni giovani che si affacciano a questo mestiere, presi dal sacro fuoco della realizzazione professionale e dell’arte, girano un po’ con i paraocchi, per poi svegliarsi in un universo di brutture, deprimersi e talora cambiare addirittura lavoro. Il mondo dello spettacolo oggi in Italia va così, e, a dirla tutta, almeno per un po’, l’incoscienza è la migliore medicina…
Claudia Cravero
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