DEATH AND THE CITY

Il nuovo irriverente spettacolo della compagnia Arriva lo spettacolo più inatteso, in cui si parla con ironia della morte e della società moderna, senza riserve, senza paure...

PROGETTO EXPERIOR

Il piccolo faro Al teatro Espace di Torino tre piccoli spettacoli di giovani attori e artisti in collaborazione con i Benandanti, novità 2012 Per info sul progetto clicca qui.

 

MEMORIE DAL CONVENTO

Il nuovo spettacolo laboratorio scuola Per far rivivere la storia della Carmagnola manzoniana con gli studenti dei licei 11, 12, 20 maggio 2012 Auditorium Roccati di Carmagnola

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I Benandanti al Festival di Edimburgo 2009

Un altro pianeta, un'altra galassia, o semplicemente un altro modo di fare, pensare, vivere il teatro. E’ Edimburgo con il suo storico festival estivo, che dal 1947 fa confluire artisti da tutto il mondo per la più grande manifestazione teatrale del globo terrestre. C’è tanta gente, di tutti i colori e di tutti i profumi, si sentono tante lingue, tante parlate, e si vedono tanti modi di essere e di esprimersi, ma una cosa accomuna tutti: il fremito e il brivido della propria personalità artistica. E non parlo delle centinaia di turisti che transumano per le strade con lo sguardo vuoto e la macchinetta fotografica allacciata al collo, ma di chi è lì per fare e per vedere spettacoli, dalla mattina alla sera, negli scantinati e nei grandi teatri, belli brutti e mediocri, non importa.

Difficile da spiegare, ma è un po’ come voler mangiare una mela e comprarla al mercato prendendola da una cassetta solitaria e triste; molto meglio staccarla direttamente dall’albero, sentendo sulla pelle il sole che brucia e godendosi gli umori della natura. Purtroppo ho l’impressione – o una certezza in fondo – che in Italia ci siano solo cassette e niente alberi. Qui da noi il teatro si “costruisce”, con eleganza, raffinatezza, una spruzzatina di nepotismo e, sempre più spesso, con poca arte: tutto bello sulla locandina ma con poca sostanza quando si arriva al dunque. Come un orgasmo mal riuscito insomma.

Laggiù il teatro si fa da sé, per strada, mettendosi in gioco, con pochi mezzi ma con tanto entusiasmo, e non sempre il prodotto è egregio, intendiamoci. Ma non è questo che importa. Importa non voler far passare per encomiabile ciò che non lo è; importa proporre e farsi vedere, accettando critiche buone e cattive; importa recitare, creare, sperimentare con volti e nomi nuovi; importa fare teatro, possibilmente vero.

Cos’è il teatro vero? Non il nostro italiano, non tutto almeno, forse neppure il loro. Credo che sia in fin dei conti una seconda pelle, una luce negli occhi, un vigore di muscoli e di cuori, un insieme di idee che accomunano e rendono anche più solitari, un testo che vive attraverso la carne degli attori. Questo un po’ a Edimburgo si respirava, da noi si è dimenticato. Perché qui è il palco il vero padrone, non il teatro in senso lato; sono gli applausi, la gloria e le recensioni sui giornali, pilotate magari, vendute al miglior offerente, che non è mai un giovane attore spiantato o una compagnia appena venuta al mondo. Chi penserebbe qui di cercare un angolino sulla strada, gettarsi a terra e improvvisare un dialogo shakespeariano? Nessuno, ovvio! Qui le strade per la notorietà sono oscure, ambigue, di elefantiaca macchinosità, e solo alcuni hanno il privilegio di conoscere la direzione giusta.

Meglio essere un ET del teatro piuttosto che il capitano Kirk delle bustarelle? Come sempre, nel mio stile, una domanda che non ha risposta o che ne ha un milione. Ognuno si dia la sua con sincerità e il prossimo anno corra in Scozia a respirare un’aria nuova. Poi si faranno i paragoni.

Claudia Cravero