DEATH AND THE CITY

Il nuovo irriverente spettacolo della compagnia Arriva lo spettacolo più inatteso, in cui si parla con ironia della morte e della società moderna, senza riserve, senza paure...

PROGETTO EXPERIOR

Il piccolo faro Al teatro Espace di Torino tre piccoli spettacoli di giovani attori e artisti in collaborazione con i Benandanti, novità 2012 Per info sul progetto clicca qui.

 

MEMORIE DAL CONVENTO

Il nuovo spettacolo laboratorio scuola Per far rivivere la storia della Carmagnola manzoniana con gli studenti dei licei 11, 12, 20 maggio 2012 Auditorium Roccati di Carmagnola

 

IL CLASSICO E’ DI MODA

Sofocle raccontato al Carignano e alle Fonderie da Lavaudant e Rifici

Ultimamente è tornato di moda il classico, quello “vero”, antico, denso. E per fortuna nostra è tornato di moda quello ben fatto, che rispetta il testo e la buon’anima degli scrittori, adattati tuttavia su regie moderne e innovative. Anche stupefacenti.

E’ il caso di due spettacoli passati per Torino di recente: l’”Elektra”, per la regia di Carmelo Rifici, e l’”Aiace Filottete”, per quella di Georges Lavaudant. Due registi alle prese con due storie sofoclee dalle tinte forti, che addirittura si collegano l’una all’altra per un barlume di trama; due avventure dell’umano- troppo- umano in cui l’eroe mentre si perde riacquista se stesso.

In entrambi i casi, ancora, storie che entrano l’una nell’altra, che si compensano, come a dire che le disgrazie di uno sono di tutti, in ogni tempo.

Partiamo dall’inizio, dalla guerra di Troia: la città non cadrà se Neottolemo, figlio di un Achille ormai sceso negli inferi, e Filottete, l’arciere che possiede l’arco di Eracle, non prenderanno parte alla battaglia. Ulisse invia così Neottolemo alla ricerca di Filottete, che si trova a Lemno, coperta una gamba da terribili piaghe suppurate che da  dieci anni lo condannano a dolori atroci. Filottete dovrebbe essere ancora ingannato, ma il suo coraggio spinge Neottolemo ad essere sincero con lui e a rivelargli il suo destino di uomo sfruttato e non voluto. Anche Aiace è, come il primo, un uomo tradito, ancora una volta dal perfido Ulisse e dalla dea Atena, egli che, al pari di Neottolemo, si è visto privare delle armi che gli spettavano ed è stato reso pazzo. Egli si macchia così di onta, uccidendo greggi che crede nemici, e non gli resta che morire per salvare il proprio onore. Sulla fine, mentre si congeda dal figlio, Aiace maledice gli Atridi, Agamennone e Menelao, augurandosi che i colpevoli della sua morte e di una così crudele guerra possano subire la morte e il dolore per mano della loro stessa famiglia.

Così è. E a raccontarci quest’altra storia è sempre Sofocle, anche se attraverso l'interpretazione di Hugo von Hoffmannsthal, che fa un passo in avanti e ci presenta la sua terribile Elettra, figlia di Agamennone, desiderosa di vendicare la morte del padre inflittagli dalla madre e dal suo amante. Per questo ella istiga prima la sorella e poi il fratello Oreste, tornato all’insaputa di tutti. Alla fine Oreste compirà il suo dovere. E in Elektra si intravede il profilo di Amleto, che parla con la bocca della donna con una scelta un po’ azzardata ma efficace: entrambi sono stati privati dal padre in modo empio ed entrambi nutrono un amore insano per la madre, colpevole e destinata a morire.

Due regie diverse ma accumunate dalla potenza espressiva: quella di Lavaudant è lenta, misurata, fatta di eloquenti tagli di luce su di una parete grezza; i gesti sono calibrati, le parole giungono potentissime con un apparente minimo sforzo. In un’atmosfera a tratti dalle sfumature noir, la tragedia si consuma con eleganza, senza sopraffare.

Più penetrante invece la scelta di Rifici, che disegna sul palco una Micene sottosopra, immersa nel sangue del suo sovrano, in preda alla follia di un popolo che non sa e che non capisce. Bambole gotiche, scale di Escher, piastrelle bianche da mattatoio (o da manicomio) e tanto, tantissimo sangue creano intorno alla protagonista un vivaio di paure e di passioni, a cui si aggiungono le parole occluse della regina Clitemmnestra, persona grottesca e macabra.

Gli attori dell’uno e dell’altro sostengono bene le fatiche emotive e portano con fierezza il fardello di un testo e di una regia complessi.

Unico sconforto il teatro quasi vuoto. Possiamo parlare di orari, di lunga presenza a teatro e di tutto un po’. Forse è solo la scelta di un pubblico disabituato che non comprende e che non ha né voglia né coraggio di confrontarsi con qualcosa che non parla solo ai sensi, ma anche all’intelletto.

Peccato: ne valeva la pena.

Claudia Cravero

Elektra

teatro carignano

dal 10/01/2012 al 22/01/2012

di Hugo von Hofmannsthal
traduzione e adattamento Carmelo Rifici
con Elisabetta Pozzi
e con (in ordine alfabetico) Alberto Fasoli, Mariangela Granelli, Massimo Nicolini, Marta Richeldi
e Francesca Botti, Giovanna Mangiù, Silvia Masotti, Chiara Saleri, Lucia Schierano
regia Carmelo Rifici
scene Guido Buganza
costumi Margherita Baldoni
musiche Daniele D’Angelo
luci Giovanni Raggi
movimenti coreografici Alessio Maria Romano
aiuto regista Agostino Riola
Teatro Stabile del Veneto Carlo Goldoni

 

Aiace Filottete

 Fonderie Limone Moncalieri

dal 17/01/2012 al 22/01/2012

da Sofocle
traduzione e adattamento del testo francese Daniel Loayza
italiano
Maurizio Donadoni/Matteo Bavera
con Maurizio Donadoni, Francesco Biscione, Simone Mannino
regia e luci Georges Lavaudant
scena Simone Mannino per Atelier Nostra Signora, Palermo
MusicheJean-Xavier Cesari Lauters
Maquillage  e protesi Sylvie  Cailler
Costumi Piccolo Teatro Milano, Sartoria De Valle Torino
Direzione Tecnica Vincenzo Cannioto
Fonico Jesse Gagliardi  
laboratorio teatrale di Georges Lavaudant
in collaborazione con MC93 Bobigny
Teatro Garibaldi di Palermo alla Kalsa /
Frontiere Liquide Sud Est Sicilia
un progetto di Matteo Bavera
Laboratorio Teatrale di Georges Lavaudant,
in collaborazione con MC93 Bobigny