PREMIO SIPARIO

Marco Pozzi finalista Pubblicata l'opera finalista sul numero 749 di Sipario: "Trapasso fai da te"

LABORATORI TEATRALI

DIVINO KAOS - 17,18,19 maggio 2013 Uno sguardo sulla crisi attraverso l'aldilà dantesco Leggi l'articolo sullo spettacolo

 

CURARSI CON IL TEATRO

Nuovi laboratori di Teatro Benessere da gennaio 2013, per sentirsi meglio e vivere meglio

PROGETTO EXPERIOR

Quando il mare è in tempesta chi naviga perde la costa, e sovente anche sé stesso: scompaiono le stelle, la nave è inflitta di rimbalzi e scossoni, mentre pensieri di terrore sconfortano, e il buio fa paura, sino a impazzire. Ma, a volte, da lontano s’intravede la luce di un faro, che, con mite dignità, indica  una rotta verso la salvezza. Un faro piccolo, affatto pretenzioso, ma saldo e  ben visibile con la sua forma snella e dorata.

“Il piccolo faro” è quel piccolo faro, dentro la burrasca artistica che affligge oggi il nostro Paese: gli artisti navigano a vista, spesso annegando tra i flutti gonfi delle false promesse, del commercio, della disillusione. Tuttavia, pur nel sospetto del naufragio, nelle tasche ancora stringono quei semi con cui, un giorno, s’incamminarono speranzosi per una strada lastricata di futuro radioso, benché nascosto - scopriranno - oltre frequenti salite.

L’arte ora è in bilico fra la sopravvivenza e il naufragio; e neppure chi guarda da lontano, lo spettatore, può stringersi a quella certezza che vantava l’osservatore antico, di cui Lucrezio racconta: «Bello, quando sul mare si scontrano i venti e la cupa vastità  delle acque si turba, guardare da terra il naufragio lontano: non ti rallegra lo spettacolo dell'altrui rovina, ma la distanza da una simile sorte». Tutto è liquido, mutevole, spiazzante. Nessuno è più al sicuro. E pochi oggi riescono ad affermare: “sì, io sperimento, provo, invento, metto in atto”. Perché non c’è denaro, non c’è politica, non c’è passione; né soprattutto appoggio umano a far crescere l’umano.

I Benandanti interpretano il piccolo faro.

Cosa

Setacciare a Torino i migliori attori giovani, con progetti personali in cui credono, che pazientemente covano, migliorandoli, continuamente, per vederli un giorno finalmente compiuti; progetti non faraonici, senza troppa scenografia, né giochi di prestigio al contorno, o specchietti per le allodole sull’arlecchino; ma con forti idee, con recitazioni di prestigio.

Creare una sorta di incubatore, un baratto artistico, attraverso una valuta che non presuppone monete: ciascuno partecipa ai progetti di altri e gli altri s'impegnano nel suo. Ognuno ci si dedicherà volentieri, acceso dalla realizzazione della propria idea; e, motivato, saprà dar il meglio anche nelle idee altrui. Si condivideranno reciproci musicisti, scenografi, costumisti, o qualunque altro mestiere necessario alla messa in scena.

I Benandanti si occuperanno di organizzare e di fornire gli spazi (gestiti a turni in un calendario collettivo). Drammaturgia, regia, idee, scrittura, recitazione fluiranno. Talento, disperazione e rivalsa. Alta fame artistica, stimoli, ambizioni vertiginose.

Quando

Un appuntamento al mese, da febbraio a aprile, per tre spettacoli, sempre in collaborazione con la compagnia. Tre piccoli spettacoli promossi dalla Compagnia dei Benandanti e aperti alle idee dei suoi membri e di chi abbia un sogno teatrale (e non solo) nel cassetto, per cui ogni artista potrà proporre, migliorarsi, imparare, mantenendo la direzione e la responsabilità del proprio progetto. La compagnia vuole creare tre esperimenti di collaborazione artistica in cui si parta da tre idee di alcuni artisti condivise con la compagnia, secondo i suoi principi artistici e le sue finalità, per sviluppare spettacoli via via diversi per forma e strumenti, ma con l’unica volontà di soddisfare, divertire, costruire bellezza.

16 FEBBRAIO 2012

Fiori stonati

dissertazioni e stonature per Robert Johnson

Progetto di Giuseppe Nitti

Con Giuseppe Nitti

Emanuele Francesconi  (al pianoforte)
Giovanni Abbona (al clarinetto)

foto Aimone

Fiori Stonati- un'idea non convenzionale, un modo divergente, la diversità vista non come fallimento, ma come possibilità. Non tutti i fiori sono intonati, al contrario: è fiore anche ciò che stride, che stona.Tra tutte le stonature, una delle più affascinanti è senz'altro quella portata da Robert Johnson, re del blues.La vita di Robert Johnson, a cui dedichiamo questa serata, è, in questo senso, ricca di suggestioni, di mistero: il re del blues era un pessimo musicista, ed è sbocciato, come il più profumato dei fiori del giardino.Ha aperto le porte di nuove stanze musicali, ha regalato nuove possibilità, e ha reso "blues" la sua breve, vibrante esistenza. In lui, musica e vita si intrecciano, entrano una nell'altra, a mostrare come il "blues" non è un genere musicale, ma un punto di vista sulle cose, un principio vitale, da cui deriva un linguaggio, un'espressività, un immaginario che si espande a 360 gradi.

Assistiamo a una magia: un'anima diversa che si rivela per ciò che è, che porta uno spirito nuovo, uno spirito che emette una luce inquietante. Nessuno dubita del suo incontro col Diavolo, che, a suo dire, gli avrebbe "accordato" lo strumento. Nessuno nega che la vita e la musica di Robert Johnson, siano pervase da un demone, e lui ce lo racconta, di ritorno dal suo oscuro viaggio.

Venerdì 16 marzo 2012, ore 21

SCHEHEREZADE

DA UN'IDEA DI VANIA CASTELFRANCHI, LUCIO VILLANI ED ELENA AIMONE

Con

Elena Aimone

Lucio Villani: contrabbasso, musiche e direzione artistica

Eleonora Diana:scene, luci video

Flavia Migani:costumi

Marco Maturo:chitarre, bouzuki

Roberto Stilo: Contrabbasso

Illustratori : Daniele Catalli, Paolo Conti, Marco Corona, Dalia Del Bue, Maria Chiara Di Giorgio, Rita Petruccioli, Lucio Villani

foto Aimone

 

Partendo dalle Mille e Una Notte racconteremo al pubblico una storia. Useremo voce, musica, luci, immagini e nel buio della sala partiremo per un viaggio. Chiameremo tutto questo Scheherezade, la donna che per vivere offriva al Sultano i suoi racconti, che sfidava tutte le notti la morte e la prepotenza con la forza della sua immaginazione. Raccontava con ironia, dolcezza, impeto, sensualità, con la grazia dei dei vecchi e lo stupore dei bambini. Ed è sempre una questione di vita, amore e morte. Scheherezade è un grande contenitore fatto di realtà, magia e simboli che, come nella vita, bisogna interpretare. E' tutto già presente, già li... se lo si sa vedere. Tutte le domande contengono in sè una possibile risposta e nella fine è sempre contenuto un nuovo inizio.

E questa è anche la nostra storia.

in preparazione...

Death and the city

Di Claudia Cravero (testo) ed Emanuele Cavaglià (musiche)

Con Ivana Cravero ed Emanuele Cavaglià

IL NUOVO IRRIVERENTE SPETTACOLO DELLA

COMPAGNIA TEATRALE I BENANDANTI

Death and the city è uno spettacolo nuovo, insolito, divertente e irriverente, che parla della morte per parlare di molte altre cose. La morte infatti è la protagonista assoluta, ma stranamente non compare mai: parlano di lei le sue quattro “dipendenti”, impiegate un po’ surreali di un’agenzia funebre dai risvolti grotteschi. Sul palco sono presenti un’attrice, ad interpretare i quattro frizzanti personaggi, e un musicista, le cui canzoni non fungono solo da stacchetto o da sottofondo, ma sono parte integrante dello spettacolo: le parole, dette o cantate, riveleranno che dietro alla scorza divertente di Death and the city si nasconde una riflessione forte e senza mezzi toni sulla condizione lavorativa dei giovani di oggi, in cui la morte è diventata prima di tutto una morte “sociale”, di ideali e certezze. Uno spettacolo dunque che fa ridere e che fa anche un po’ pensare, con un piccolo immancabile colpo di scena finale…

to be continued...